La moschea di New York e le polemiche

Gli anniversari, certe volte, non ci vorrebbero proprio. O almeno bisognerebbe poterli spostare. Soprattutto quelli che "celebrano" l'apertura di un evento o di un processo storico, non la conclusione.
Lo scontro armato fra gli Stati Uniti e la versione integralista e terrorista dell'Islam sta per compiere dieci anni ed è tutt'altro che concluso: l'11 settembre 2011 troverà dei soldati americani ancora in Irak e impegnati in battaglia in Afghanistan, mentre ulteriori teatri del conflitto potranno essersi aperti (o lo sono già) in posti come il Pakistan, la Somalia, lo Yemen. Vivo o morto, Osama Bin Laden non è stato "preso", i conti dell'America in questo senso non tornano. La vera novità dell'anno prossimo rischia di essere un evento pacifico in sé ma in realtà seminatore di discordia e agitatore di passioni.
Venerdì il presidente Obama ha «benedetto» la nuova moschea di New York che dovrebbe sorgere vicino a Ground zero, il luogo della strage delle Torri Gemelle. Il consiglio comunale di New York pochi giorni fa aveva dato l'approvazione definitiva al progetto di costruzione di un grande Centro islamico, a pochi metri dal luogo ove crollarono le Torri Gemelle. Due isolati di distanza. Un centro culturale ma anche religioso, intitolato a Cordova, la sede del più illuminato e tollerante Stato che l'Islam abbia saputo erigere in Andalusia, dunque in Spagna e in Europa.
Ma il complesso edilizio conterrà ovviamente anche una moschea, che gli oppositori più acerbi del progetto (e non sono pochi) hanno ribattezzato in modo allarmante: Moschea della Vittoria. Sostengono, insinuano, proclamano che un edificio intitolato all'Islam e collocato proprio in quel luogo, non potrà non assurgere a "statua" dei diciannove terroristi le cui ceneri riposano mescolate a quelle delle loro quasi tremila vittime. È una interpretazione estrema, probabilmente capziosa ma risonante e per questo è stata fatta propria da parte delle famiglie degli assassinati, da organizzazioni politico-religiose e soprattutto dai politici in un anno elettorale.
Spiccano fra questi ultimi due candidati repubblicani alla Casa Bianca nel 2012, Newt Gingrich e Sarah Palin. Li conforta, fra l'altro, la Lega Anti-Diffamazione, fortemente rappresentativa degli ebrei americani. La respinge e la contrasta, invece, il sindaco ebreo di New York, Mikhail Bloomberg, che nella moschea che dovrà sorgere "vede un test della separazione fra Chiesa e Stato" e un "monumento alla tolleranza". L'uomo che ha avuto l'idea, Sharif El Gama, condannò immediatamente la strage e i suoi autori e ha introdotto nel progetto non solo lo "spazio di preghiera", cioè la moschea, ma molti altri spazi dedicati all'arte, alla cultura, al dialogo e alla tolleranza. Precauzioni che hanno convinto il sindaco (cioè colui cui toccava decidere), ma non tutti i cittadini e gli americani, che parlano di "schiaffo morale", insulto alle vittime e ricordano che in Paesi musulmani come l'Arabia Saudita è vietato costruire chiese.
Critici come Richard Cohen, ribattono che l'Arabia Saudita non è tutto l'Islam, che i terroristi dell'11 settembre ne combattono comunque il regime e che il permettere questa iniziativa "sarà una delle più fulgide medaglie alla gloria e al valore dell'America". fondi@gds.it

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