Palermo, pesa 350 chili: un aereo per trasferirlo a Modena

La Prefettura ha dato un suo mezzo per portare Salvatore Spatola, gravemente obeso, in un centro specialistico emiliano. Era stato ricoverato 10 giorni al Policlinico del capoluogo isolano

PALERMO. Stavolta trovare un mezzo a disposizione per fargli intraprendere un viaggio era necessario, perché in ballo c'era la sua vita. Ed è stato messo addirittura a disposizione dalla Prefettura un aereo militare, per portarlo a Modena. Ad aprile scorso, invece, ogni tentativo per portarlo in carcere a seguito di una rissa è stato vano e anche carabinieri e giudice si erano arresi all'evidenza. Era impossibile trasportarlo in galera per la sua mole fisica. L'uomo, infatti, pesa 350 chili e ha difficoltà anche a passare dalle porte. Stiamo parlando di Salvatore Spatola, tatuatore di trentanove anni, che dieci giorni fa si è presentato al pronto soccorso del Policlinico, per una crisi respiratoria.
Ieri, finalmente, è stata trovata la soluzione per trasportarlo a Modena, dove si trova il Centro di riferimento nazionale grandi obesi, come ha spiegato il direttore sanitario aziendale del Policlinico, Claudio Scaglione. «Grazie al mezzo aereo messo a disposizione dalla prefettura, l'uomo ha raggiunto la città emiliana, dove potrà essere seguito in maniera adeguata e dove probabilmente verrà sottoposto anche a intervento chirurgico». Questi dieci giorni, infatti, si sono trasformati in un'avventura per medici e infermieri della struttura ospedaliera palermitana, che hanno dovuto assistere un uomo dal peso di 350 chili. Letti che si sono rotti, alcune attrezzature non adeguate per curare Salvatore Spatola, che non poteva neanche salire sugli ascensori dell'ospedale, perché le entrate erano troppo strette per lui. Il Policlinico si è trovato, dunque, ad affrontare situazioni mai incontrate prima, per un paziente sicuramente fuori dall'ordinario, o meglio, è proprio il caso di dirlo, fuori portata. Nonostante ciò, i sanitari hanno mostrato in quest'occasione il massimo impegno, come tiene a sottolineare il dirigente dell'azienda ospedaliera, che ha messo in evidenza anche l'eccezionalità del caso a livello nazionale. «Siamo venuti incontro a diverse problematiche. I nostri medici, però, hanno fatto il massimo e non a caso questi dieci giorni sono serviti per salvare la vita al paziente e rimetterlo in piedi, per permettergli di fare un viaggio in aereo».


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