Un federalismo fiscale dai risultati poco confortanti

Le prove di federalismo fiscale non sono proprio confortanti. Ieri il ministro dell'Economia ha diffuso i dati sulle tariffe nel 2009. Gli aumenti più consistenti toccano l'acqua (+5,9%) e i rifiuti (+4,5%)e soprattutto nelle città del sud. Si tratta di prezzi che vengono fissati a livello locale. Sono casi ormai consolidati di devolution. Non proprio eccellenti, purtroppo. I danni per le tasche dei cittadini appaiono evidenti. Una ragione in più per una riflessione. Soprattutto perchè si tratta di rincari che colpiscono direttamente i bilanci delle famiglie. Sull'acqua non c'è scampo. La bolletta non può essere elusa. Ancora più complicato, se possibile, il discorso sui rifiuti: la quota di evasione è molto elevata. In particolare nelle Regioni meridionali. La penalizzazione è, quindi, maggiore. Chi paga aggiunge il danno alla beffa.
Il danno è quello al portafoglio. La beffa perchè i contribuenti ligi al dovere pagano anche per i disonesti. Un'ingiustizia che coinvolge amministrazioni assolutamente cieche.
E allora diciamoci la verità: non c'è nessuna ragione che giustifichi ritocchi così vistosi se non l'incapacità della gestione pubblica. L'inflazione, infatti, è rimasta stabile su livelli di poco superiori all'1%. Come mai le tariffe dell'acqua e quelle sui rifiuti sono cresciute da cinque a sei volte di più? La risposta è molto semplice: le amministrazioni locali non prestano alcuna attenzione alla qualità e all'efficienza del servizio. Casomai l'esatto contrario. Utilizzano le municipalizzate come serbatoi di voti. Strumenti per accrescere il consenso attraverso forme più o meno mascherate di clientelismo. Lo sfascio dell'Amia, in questo senso, è esemplificativo dello scempio.
E che dire dell'acqua? Contro il decreto Ronchi che prevede la privatizzazione del servizio è stato addirittura indetto un referendum. Lo slogan è di rara efficacia: «L'acqua è un bene prezioso. Non può essere sottoposta agli interessi della speculazione privata». Peccato che sia tutto falso.
A nessuna persona di buon senso verrebbe mai in mente di «privatizzare» l'acqua. La riforma riguarda unicamente la distribuzione. L'obiettivo è quello di trasformare un servizio svolto in regime di monopolio in attività di mercato. Quindi far crescere la concorrenza e diminuire i prezzi. Ai promotori del referendum però, la distinzione sfugge. Vestali della proprietà pubblica hanno messo in piedi un meccanismo infernale.
Vinceranno, probabilmente, nelle urne. Si assumeranno anche una bella responsabilità. Far pagare l'acqua sempre di più. Ma non ha importanza. Quello che conta è il trionfo dell'ideologia. Con buona pace delle tabelle pubblicate ieri dal ministro Tremonti che fanno emergere, in tutta chiarezza, l'inefficienza e l'incapacità delle amministrazioni locali. Un pessimo segnale in tempi di federalismo arrembante.

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