Castiglione: in Sicilia Pdl all’opposizione ma vinceremo le elezioni

Il co-coordinatore regionale del partito: nessuna trattativa con il governatore in vista del Lombardo Quater e un’apertura al ribelle Miccichè

PALERMO. Ospite ieri durante il notiziario di Tgs Giuseppe Castiglione, coordinatore del Pdl in Sicilia, intervistato da Riccardo Lo Verso. Castiglione è intervenuto sulle vicende economiche e politiche dell’Isola.
Nessuna trattativa con il governatore in vista del Lombardo Quater e un’apertura al ribelle Miccichè, ma soltanto a patto che questo rientri nelle fila del Pdl ufficiale, quello definito “ortodosso” dal premier Silvio Berlusconi. Parla chiaro il co-coordinatore regionale del Pdl in Sicilia, Giuseppe Castiglione, che si scaglia contro una burocrazia pesante e teme che per la fine dell’anno vadano persi altri 450 milioni di euro. Intanto, guarda oltre e pensa alle alleanze in previsione del prossimo governo.

Il Pdl non è con Lombardo?
“No. Non partecipiamo alla trattativa in vista del Lombardo quater e non siamo stati invitati, rimaniamo orgogliosamente all’opposizione. Il suo è il terzo governo in otto mesi e avendone convocato uno di tecnici significa che neppure lui ci crede. Si sta tradendo lo spirito della legge che vuole il governatore scelto su elezione diretta. Tutto questo dimostra che il governo non tiene il passo giusto e la Sicilia langue”.

Si parla di trattative in corso con l’Udc.
“Con l’Udc condividiamo il giudizio negativo sul governo di Lombardo. Abbiamo fatto degli incontri e oltre a fare un’analisi di ciò che c’è, abbiamo anche guardato al nuovo governo, quello che verrà. È un’alleanza strategica ma puntiamo pure alla destra di Musumeci e alla società civile”.

Gianfranco Miccichè, leader dell’antagonista Pdl Sicilia, ha giurato fedeltà a Berlusconi. Quanto c’è di vero?
“Con Miccichè abbiamo condiviso la nascita del Pdl e ci siamo separati quando lui ha pensato di costruire un partito del Sud di cui noi non sentiamo il bisogno e che qui può essere ben rappresentato dal Pdl. In quel momento si sono diversificate le nostre strade. Non c’è dubbio, però, che il Pdl di Berlusconi è un grande partito e Miccichè è sempre il benvenuto. Un'altra cosa è invece il giudizio sul governo Lombardo, di cui vogliamo denunciare le inefficienze. Basta pensare al settore dell’agricoltura, dell’impresa, dell’artigianato o alla burocrazia regionale o alla legge sui rifiuti che non è mai stata applicata”.

Alle prossime elezioni pensate che il Pdl farà di nuovo il pienone di voti?
“Il Pdl è all’opposizione e ha tutti i numeri per rivincere alle elezioni”.

Se alle prossime elezioni fosse il leader della nuova compagine, quali sarebbero i tre argomenti da affrontare?
“Oggi sono disponibili 14 miliardi di euro e il governo non muove un passo per impiegarli, entro la fine dell’anno rischiamo di perdere altri 450 milioni. Ci vuole una riforma della burocrazia, un  sostegno reale alle imprese e all’agricoltura, una Regione che non sia più imprenditrice. È paradossale che il governo si impegni nell’acquisizione di Tirrenia quando Siremar gli era stata ceduta gratuitamente dallo Stato e la società ha adesso un debito di 600 milioni di euro”.

Fino ad ora però il Pdl ha fatto parte di questa macchina politica.
“Ritengo di avere pochissime responsabilità e credo si sia superato ogni limite, con una burocrazia che frena persino le nuove iniziative industriali”.

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