Fiat, reintegrati i tre operai licenziati a Melfi

Erano stati mandati via dopo aver bloccato un carrello automatico nel corso di una protesta. Il giudice: provvedimento "sproporzionato e pertanto illegittimo"

TORINO. I tre operai della Fiat di Melfi, licenziati il 13 e 14 luglio, per un presunto "sabotaggio della produzione", torneranno in fabbrica. Il giudice del Lavoro, Emilio Minio, ha ordinato il loro reintegro perché il licenziamento era "sproporzionato e pertanto illegittimo", "obiettivamente idoneo a conculcare il futuro sereno esercizio del diritto di sciopero e a limitare l'esercizio dell'attività sindacale", in particolare della Fiom.
Non commenta la Fiat, mentre il segretario generale dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini, parla di "una grande vittoria" che smentisce "i tanti sindacalisti, politici e ministri che hanno stupidamente parlato di atti di sabotaggio". Lo ringraziano i tre operai che parlano di "un inferno durato 32 giorni".
Due dei lavoratori licenziati, Antonio Lamorte e Giovanni Barozzino erano delegati della Fiom, l'altro, Marco Pignatelli, iscritto allo stesso sindacato, che per questo, contro il provvedimento ha presentato subito ricorso per comportamento antisindacale. Secondo l'azienda, durante lo sciopero del 6 luglio scorso, i tre avevano bloccato alcuni carrelli che trasportavano componenti provocando, così, il fermo della catena di montaggio. Landini chiede alla Fiat di "cambiare strada" e di riaprire "un confronto alla pari con tutti i sindacati".
A Piazza Affari il titolo Fiat chiude a 10,08 euro, in crescita dello 0,7%, mentre dalla Consob si apprende che la Norges Bank, la Banca centrale di Norvegia, è entrata tra gli azionisti del Lingotto, acquisendo il 2,024% del capitale.
Un servizio nella pagine del Giornale di Sicilia in edicola oggi.

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