Patto di stabilità, sfora solo la Sicilia tra le regioni a statuto speciale

Lo afferma la Corte dei conti nella relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni nel 2008 e 2009. Spesi 550 milioni di euro in più rispetto allo scorso anno

PALERMO. Sono 12 le Regioni a statuto ordinario che hanno rispettato i limiti del patto di stabilità. Una sola Regione, la Puglia, non ha rispettato il patto nei due saldi, cassa e competenza, mentre 2 Regioni, la Campania e il Molise non hanno rispettato i limiti del saldo di cassa. Lo afferma la Corte dei Conti nella relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni nel 2008 e 2009 da cui emerge anche che tutte le Regioni a Statuto speciale hanno rispettato i limiti del patto di stabilità, tranne la Sicilia con riguardo al saldo di cassa. Dalla relazione emerge anche la sanità pubblica è il settore che incide maggiormente sulla finanza regionale assorbendo circa il 73 % delle risorse. La dinamica di crescita della spesa corrente per il Servizio sanitario nazionale, che nel periodo 2000-2005 è risultata "molto spinta", subisce invece un rallentamento nel 2009 (+ 0,4%).
Per la Sicilia il superamento del limite sancito dall'accordo del 18 febbraio 2010, è stato minimo, pari allo 0,2% dell'obiettivo (riduzione spesa dello 0,6%). E' quanto si legge nella relazione della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria delle regioni nel 2008 e nel 2009. La Regione Sicilia, in termini assoluti, ha speso 550 milioni di euro in più rispetto al contenimento previsto dal patto di stabilità per il 2009. L'obiettivo di risparmio era di 8 miliardi di euro, 2,2 miliardi sono stati recuperati dalla riduzione di spese correnti. Nella sanità il contenimento è stato di 2,5 miliardi di euro. Secondo i giudici contabili, il risultato del 2009 è migliore di quello che si è registrato nel 2008 dove le Regioni che non avevano rispettato il patto erano state, oltre a quelle citate, Basilicata, Calabria e Abruzzo. Il contenimento della spesa rispetto all'obiettivo è stato, in misura percentuale, particolarmente ridotto al Nord (1,2%) più significativo al Centro (4,2%) e al Sud (3,2%).

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