Sicilia, Cronaca

Due pentiti: "A Ficarazzi comandava Trapani"

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Andrea Bonaccorso e Santino Puleo che hanno portato agli arresti di ieri nel centro alle porte di Palermo

PALERMO. “Mi risulta che il reggente a Ficarazzi sia Giovanni Trapani. Conosco la circostanza per averla appresa da Pino Scaduto … A carico dello stesso mi risulta che si sia interessato tra l’altro di estorsioni …... In un’altra occasione il Trapani aveva preteso di entrare in società con un costruttore, ….. pretendendo il pagamento di una cifra per ciascuno degli appartamenti”. Parole di Andrea Bonaccorso, affiliato del clan Lo Piccolo e arrestato nel gennaio del 2008. Bonaccorso viene indicato come colui che condusse in moto Sandro Lo Piccolo sul luogo in cui venne assassinato Nicola Ingarao. Ora è un collaboratore di giustizia.  
Viene poi chiarito che la somma pretesa corrispondeva a 3.000 euro ad appartamento, per un totale di circa 50-60 mila euro, trattandosi di due palazzine di appartamenti.
Nella circostanza, secondo quanto spiegano i carabinieri, proprio Bonaccorso si offrì di intermediare a favore del costruttore, vittima della richiesta estorsiva: l’intervento andò a buon fine nel senso che ci si accordò affinché il costruttore si limitasse a fare soltanto “un regalo” al Trapani.
Molto più articolate le dichiarazioni di Santino Puleo, un ex vetraio di Brancaccio. Sottoposto al fermo di indiziato di delitto da parte del pm, nel gennaio 2009, perché ritenuto responsabile del reato di tentata estorsione aggravata dalla finalità mafiosa in danno di un imprenditore, ha subito manifestato la propria volontà di collaborare con la giustizia, ammettendo la propria responsabilità per i fatti contestatigli.
Puleo ha spiegato di fare della famiglia mafiosa di Corso dei Mille, su mandato della quale svolgeva atti intimidatori e danneggiamenti finalizzati alle estorsioni e alle ritorsioni deliberate dall’associazione per imporre la sua supremazia sul territorio. Il collaboratore riferisce ai magistrati di “una riunione svoltasi a Bagheria durante la latitanza di Antonino Lo Nigro e di Stefano Marino, alla quale presero parte anche … il fabbro di Ficarazzi Atanasio Alcamo, …. la riunione si tenne nell’abitazione nella quale trascorreva la sua latitanza Stefano Marino…..”. Latitanza che secondo i militari dell'Arma venne gestita proprio da Alcamo.
“Si staglia – dicono i carabinieri - in maniera netta ed evidente il pieno inserimento di Atanasio Alcamo nel contesto della famiglia mafiosa di Ficarazzi, attese, peraltro, la notevole capacità operativa, il forte controllo del territorio nonché la spregiudicatezza dimostrate nella gestione di un latitante; inoltre proprio questa forma di disponibilità a fornire accoglienza e riparo ai latitanti, braccati dalle incessanti indagini delle forze dell’ordine, rappresenta il vero salto di qualità nell’organizzazione e conferma il moto ascensionale del quale è protagonista Alcamo in seno a Cosa Nostra, ritenuto affiliato fidato, leale e di spessore”.

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