Sicilia in crisi di credibilità

Il consumo di alimenti in Sicilia ha segnato in questi ultimi mesi un fortissima riduzione. Forse la più grave nel dopoguerra. Non possiamo più nasconderci dietro l’alibi della crisi internazionale. La Sicilia si sta pericolosamente avvitando su stessa. Che altro deve accadere, prima che a Palazzo d’Orleans se ne prenda finalmente coscienza? La situazione è talmente pesante ed intricata da fare apparire risibili gli esperimenti incorso per arrivare alla formazione di un nuovo governo Lombardo: il quarto in due anni (unico esempio nell'epoca dell'elezione diretta del Presidente).
Le istituzioni e le forze politiche siciliane rischiano di apparire quasi dissociate dalla realtà. Al di là di improbabili coalizioni o di qualche logora polemica personale, non si sente una sola parola sul merito dei problemi, anche se si continuano a nominare settimanalmente consulenti di ogni tipo e specie. Lascia attoniti la leggerezza con la quale si sta trattando il tema del precariato: un dramma per centomila famiglie siciliane, il primo ed il più grave dei problemi della Regione. Pur potendo contare sulla lunga esperienza maturata nel Parlamento e nei Governi nazionali, non ricordo una parentesi tanto buia per la nostra terra. Cerchiamo quindi di muovere dai problemi reali.
La Sicilia, e in questo nessuno di noi è indenne da colpe, non ha mai goduto di buona stampa al di là dello stretto di Messina. Mail livello di credibilità di questi mesi è al punto più basso nella storia dell'Autonomia. E proprio per recuperare margini di affidabilità e credibilità, ritengo prioritario che la politica operi una profonda rivisitazione del bilancio della Regione. Ho fondati motivi per credere che tra le pieghe del bilancio siciliano ci siano spese improduttive per almeno800 milioni di euro. Non si tratta di «tagli» indolori,ma certo possibili. Comincerei da questi, per mandare un segnale preciso e forte al resto del Paese,ma anche per recuperare risorse finanziarie utili per gli investimenti. Ho già definito il precariato il primo ed il più grave dei problemi della Regione Siciliana; ritengo urgente quindi intervenire con legge regionale e sanzioni concrete per regolamentare la questione. Intanto è indispensabile un censimento nominativo, per competenze e per ruoli ricoperti dai precari siciliani; contestualmente deve intervenire un blocco reale alla nascita di nuovi precari. Occorre smetterla per sempre di invocare il concetto di «ammortizzatore sociale»! Gli ammortizzatori, per definizione, devono essere accessibili a tutti ed in maniera trasparente. Mentre con almeno centomila precari, convivono in Sicilia non meno di quattrocentomila persone in cerca di un lavoro! Soltanto dopo il censimento ed il blocco assoluto di nuovi precari, sarebbe possibile(ma non certo agevole) avviare una trattativa con lo Stato per l'impiego reale e programmato di questi nostri concittadini, che comunque sono al servizio della Collettività che ne sostiene il costo. Resta un altro punto non meno importante: rilanciare lo sviluppo in Sicilia è possibile. Serve uno sforzo immane per rinegoziare il patto autonomista e dotarla delle infrastrutture che mancano. A queste e soltanto a queste dovrebbero essere indirizzate tutte le risorse europee, statali e regionali oggi disponibili. Sono certo che su questi temi il Pdl lancerà al più presto la sua concreta proposta politica. E poi, dopo tutto quello che è successo, sarebbe giusto restituire la parola agli elettori.

* Presidente della Commissione affari costituzionali del Senato

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