Tirrenia - Siremar, la Regione rilancia per l'acquisto

Fintecna, proprietaria della compagnia, ha rinviato di alcuni giorni la decisione. Nel frattempo Mediterranea Holding raddoppia l'offerta

PALERMO. La Regione rilancia e slitta l’aggiudicazione della gara per l’acquisto di Tirrenia e Siremar. Un colpo di scena arrivato proprio nel giorno in cui tutto sembrava pronto perchè Fintecna, proprietaria della compagnia, si pronunciasse. Se ne riparlerà, probabilmente, entro la fine di questa settimana. La Regione guida col 37% una cordata di imprenditori che forma la Mediterranea Holding: ne fanno parte Ttt Lines (30,5%), Lauro (18,5%), Isolemar (8%), Nicola Coccia (3%) e la famiglia Busi Ferruzzi (35). La Mediterranea holding è l’unica ad avere presentato un’offerta per l’acquisto, insieme, di Tirrenia e Siremar. Ma da ieri sul piatto non ci sono più i dieci milioni di euro cash più la promessa di accollarsi i debiti pari a 520 milioni almeno. L’offerta è più che raddoppiata, passando - come ha confermato l’amministratore delegato di TTt Lines e Mediterranea holding, Alexis Tomasos - a 25 milioni più la gestione del debito. Questa è l’offerta definitiva». Un rilancio che arriva all’indomani dei dubbi sulla privatizzazione mossi dalla Corte dei Conti nei giorni scorsi. Dubbi che si legano anche a debiti, per lo più verso le banche, che arriverebbero fino a 657 milioni. La Tirrenia, che controlla anche la Siremar, conta però su 25 traghetti del valore di almeno 825 milioni.

Va aggiunto che una nota ufficiale di Mediterranea Holding ha annunciato che la Regione Sicilia è pronta a fare progressivamente un passo indietro una volta acquisita la compagnia: «La Regione Sicilia - si legge - conferma la sua volontà a consentire, nel tempo, un ridimensionamento della sua partecipazione alla società per dare luogo ad ulteriori partecipazioni da parte di soggetti privati, anche stranieri, e con interessi nel Mediterraneo». Il colpo di scena di ieri fa scivolare la soluzione del giallo di alcuni giorni. E tiene in sospeso il futuro di circa 3 mila dipendenti. Una soluzione, che preveda anche un nuovo piano industriale, deve arrivare comunque entro il 30 settembre: termine imposto dall’Ue per la privatizzazione. Se la gara dovesse fallire, come cominciano a chiedere Cgil, Cisl e Uil, il governo potrebbe optare per la vendita separata di Tirrenia e Siremar: mossa auspicata da più di un armatore. Soprattutto gli imprenditori locali sono stati scoraggiati dal dover proporre un piano per gestire contemporaneamente tratte da trasporto pubblico locale come quelle che detiene la Siremar e grandi collegamenti nazionali.

E non a caso Giuseppe Caronia, segretario nazionale della Uil Trasporti, precisa che «la soluzione migliore sarebbe prevedere due nuove gare, una per Tirrenia e l’altra per Siremar. Va detto comunque che la compagnia non è come l’Alitalia e può contare su un patrimonio molto allettante per immobili e flotta». Caronia si è chiesto «se Tomasos intende garantire gli attuali livelli occupazionali e le condizioni contrattuali dei lavoratori e se ha abbandonato l'idea manifestata in precedenza di licenziarne 540». Il caso agita gli accaldati palazzi della politica. Il Pdl ufficiale ha espresso ieri tutti i suoi dubbi sull’operazione: «Permangono - ha detto Salvino Caputo - le incertezze sul futuro della compagnia di navigazione e la inopportunità per la Regione di restare nella sfera di partecipazione societaria. Temo che non siano stati ancora rese chiare le condizioni sul futuro della società e non siano certe le garanzie di mantenimento dei posti di lavoro. Considero un errore che la Regione si ostini a restare nella compagine societaria. Bene farebbe Lombardo a restare fuori e lasciare ai privati la gestione della società».

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