Incidenti, sangue e controlli

Prima ci scappa il morto - anzi i morti - poi si potenziano i controlli. Una logica esecrabile ma che purtroppo la cronaca registra in questi giorni di una calda estate in cui le strade di Palermo sono purtroppo tornate a macchiarsi del sangue di automobilisti e motociclisti. Lo scorso fine settimana ci hanno rimesso la vita due ventenni, ieri padre e figlio sono finiti in moto contro i cassonetti e adesso il genitore lotta fra la vita e la morte. Recrudescenza occasionale o un pericoloso calo di tensione sui controlli e dunque di attenzione alla guida?
Di certo l’occasione è quanto mai propizia per tornare a sollecitare un più capillare ed efficace utilizzo dei vigili urbani per le strade della città. Un auspicio che sembra però cozzare con una realtà tutt’altro che incoraggiante: la polizia municipale conta quasi 1.400 uomini, ma solamente 350 sono destinati alla viabilità, peraltro spalmati in più turni. C’è un uso forse un po’ troppo esteso degli agenti per altri servizi (cosa c’entrano loro per esempio con le notifiche dei rimborsi della tassa rifiuti?), ma c’è soprattutto una condizione generale del corpo che da sola ne sentenzia la precarietà: se, fra limiti di età e problemi di salute, quattro vigili su dieci non possono essere impiegati per il primo dei motivi per cui sono stati assunti - cioè vigilare sulla sicurezza stradale - allora urge una radicale riorganizzazione. I vigili servono in strada, soprattutto nei weekend e di notte, quando invece paradossalmente calano di numero. E quando invece gli incidenti spesso sfociano in tragedie.

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