Lo Stato assente allo Zen

Allo Zen lo Stato non c’è più. Se mai c’è stato. Allo Zen la legge è carta straccia, bruciacchiata dai roghi delle carcasse d’auto in abbandono, insozzata dai cumuli di nauseabonda spazzatura, stritolata sotto cataste di vecchie lavatrici o mobili in disuso, calpestata dai caporali della criminalità organizzata che gestiscono le reti di acqua e luce e dettano le proprie regole. Quelle della prevaricazione, del sopruso e dell’abuso.
Allo Zen l’avamposto simbolo del malaffare era - e rimane - l’Insula 3. Lo era quando, spettro inquietante del degrado e dell’infranto miraggio urbanistico degli anni Ottanta, faceva orrida mostra di sé davanti agli scatti dei fotoreporter di mezzo mondo. Lo è adesso che hanno provato a ristrutturare quelle case popolari, salvo arrendersi ben presto davanti alla prepotenza degli abusivi. I quali hanno deciso di prendere possesso della struttura, di farsi beffe di un paio di maldestri tentativi di sgombero e di imporre il proprio dominio su tutto e tutti. Violando le case, smantellando il cantiere, e perfino - sussurra qualche testimone - staccando via sanitari e infissi per piazzarli magari a buon prezzo.
Ieri il camper del Giornale di Sicilia è tornato ancora una volta in quel luogo di frontiera, per raccontarne il degrado e denunciarne l’illegalità. Ma è stato bloccato dagli stessi abusivi. Che nessuno combatte più. E ai quali sembra aver deciso di darla vinta uno Stato ormai in ritirata.

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