Incendi, tre su quattro divampano al Centro-Sud

Maglia nera a Cosenza. Quasi sette roghi su dieci sono di origine dolosa. Negli ultimi tre anni, arrestate 34 persone e denunciate 1.300

ROMA. C'é una costante nella mappa degli incendi che distruggono i boschi italiani su cui focalizzare prevenzione e indagini: tre su quattro (il 75%) si verificano in sole 26 province, sulle 86 censite negli ultimi tre anni dal Corpo forestale dello Stato (che non ha competenza nelle Regioni a statuto speciale). E sono tutte al Centro-Sud le aree più colpite. Quasi sette su 10 (il 65%) sono dolosi, anche se più che di volontà di reato spesso si tratta di irresponsabilità. Nella classifica, che vede come maglia nera Cosenza, con 622 roghi, la prima provincia del Nord è Genova, quattordicesima con 111. Dopo quella di Cosenza, le province maggiormente interessate dagli incendi sono Salerno (475), Avellino (268), Catanzaro (258), Reggio Calabria (221). C'é, quindi, una prevalenza di quelle zone in cui sono diffusi i reati associativi, eppure, "non siamo in grado di fare un collegamento tra criminalità organizzata e incendi boschivi", chiarisce il responsabile del Niab (la struttura investigativa antincendi), Angelo Marciano, perché ci sono da valutare anche fattori geografici ed economici. Pure se quello criminale è uno degli aspetti su cui si focalizza l'attiva investigativa, attraverso una nuova strategia. A questo scopo è stata predisposta una postazione a Roma, presso la Centrale operativa, che coordinerà il lavoro a livello provinciale.
Dalle analisi della Forestale, che ha arresto 34 persone negli ultimi tre anni, mentre 1.300 sono state le denunce a piede libero, è stato possibile anche tracciare le caratteristiche dell'incendiario: ha 49 anni, spesso con precedenti penali, abita a due chilometri dal rogo, è legato all'ambiente rurale e pastorale, e - soprattutto nelle zone del Sud - viene in contatto con ambienti di marcata illegalità. Il presunto movente è di tipo economico (nella metà dei casi). Anche se, fa notare Marciano, è vero che "il 65% degli incendi é di natura dolosa, ma la maggior parte di questi è legato alla pastorizia o al bracconaggio, si dà fuoco ai pascoli o al sottobosco, poi le fiamme si estendono. Mentre i piromani, quelli che godono della distruzione, sono solo il 3%. E' per questo più giusto parlare di dolo eventuale", ed è sull'irresponsabilità che bisogna agire. Da qui anche un appello a fermare, nei periodi di quasi totale assenza di pioggia, la pratica di bruciare le sterpaglie. Proprio questa potrebbe essere alla base dell'incendio che oggi ha bloccato in entrambe le direzioni la ferrovia Tirrenica Genova-Roma all'altezza di Arcola, a una decina di chilometri da La Spezia. E di quello a Mottola (Taranto) dove sono andati in fiamme decine di ettari di macchia, sterpaglia, area boschiva e  piantagioni, minacciando le abitazioni vicine che sono state evacuate. Ma su questo fronte ci sono anche buone notizie: le prime settimane dell'estate 2010 registrano una riduzione del 50% dei roghi rispetto all'anno scorso, che già aveva fatto registrare buoni risultati. "La tendenza è dovuta - spiega il Commissario capo Marco Di Fonzo, responsabile della Centrale operativa del Cfs - alle favorevoli condizione climatiche del mese di giugno". C'é quindi un'allerta per i possibili picchi nelle prossime settimane, se non dovesse piovere, perché statisticamente - secondo quanto rilevato tra il 2007 e il 2009 - i roghi si verificano nel 67,5% dei casi in 10 settimane, tra il 9 luglio e il 17 settembre.

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