Palermo, nell'ora della strage di via D'Amelio risuona il minuto di silenzio

Centinaia i presenti che si sono ritrovati nella strada in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Alle 16.55, tenendo in mano delle agende rosse, hanno smesso di parlare per 60 secondi

PALERMO. Davanti a centinaia di agende rosse alzate, alle 16.55 - l'ora dell'eccidio - è calato il silenzio in via D'Amelio, dove morirono il 19 luglio del 1992 il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. Un minuto senza cori e parole per commemorare il magistrato, prima di un lungo applauso da parte della circa 500 persone presenti alla manifestazione. Il popolo delle agende rosse, come quella appartenuta al giudice e misteriosamente sparita dopo l'attentato, chiede di sapere chi è stato a volere la morte del giudice che proseguì le indagini su Cosa nostra cominciate da Giovanni Falcone, ucciso due mesi prima, il 23 maggio del 1992. "Sono calate le tenebre su quello che successe il 19 luglio 1992. I riflettori restano solo su via D'Amelio, su castello Utveggio e sui luoghi dove la strage è stata pensata c'é buio fitto. Il colonnello Giovanni Arcangioli si è allontanato da qui con quell'agenda rossa. Ogni 19 luglio vengono qui le istituzioni per controllare che tutto proceda come sempre, senza luce", ha detto Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso diciotto anni fa, ricordando amaramente quel giorno e questi anni trascorsi senza la verità. In via D'Amelio, tra i manifestanti, anche i parlamentari della commissione nazionale Antimafia Fabio Granata e Giuseppe Lumia.

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