Scuola, mancano i fondi: tagliati i corsi per i rimandati

Arriva la denuncia di Federconsumatori. Il ministero non ha erogato i soldi previsti e gli istituti hanno dovuto ricorrere alle risorse straordinarie

PALERMO. Il ministero che promette ma non paga e le scuole della città che sono costrette a farsi i conti in tasca, alla ricerca di soldi in un’economia non sempre tanto florida. Hanno dovuto attingere ai fondi di istituto, alle risorse residue o a quelle del decreto salva-precari, i presidi degli istituti superiori palermitani per assicurare i corsi di recupero agli studenti rimandati a settembre. E nel tentativo di rimediare, in molti casi hanno anche dovuto ridurre drasticamente il numero dei corsi attivati. A denunciare il mancato arrivo dei fondi ministeriali nelle scuole cittadine è Federconsumatori: “Il governo nazionale – spiega Lillo Vizzini, presidente regionale dell’associazione – nel reintrodurre la rimandatura a settembre aveva promesso circa 50 milioni di euro da distribuire su tutto il territorio italiano. Così non è stato e le scuole attendono questi soldi dal mese di aprile”.


Stando ai risultati dell’indagine di Federconsumatori condotta su tutte le scuole della città più due della provincia, ben il 78 per cento degli istituti ha ridotto il numero dei corsi programmati e, in alcuni casi, li ha attivati soltanto per poche discipline. “Da 28 del 2009 siamo passati a circa 20 di quest’anno” dice Maria Orsolina Mendola, preside dell’Istituto pedagogico Danilo Dolci. “Mentre lo scorso anno abbiamo avuto a disposizione centomila euro – dichiara il preside dell’Itt Marco Polo, Vincenzo Amato –, quest’anno soltanto sessanta mila. Tra il primo e il secondo quadrimestre abbiamo attivato circa 110 corsi, anziché 160”. Con il risultato che “ad ogni ragazzo è stato permesso di seguire un massimo di due corsi”. Gli istituti tecnici sono risultati essere quelli in cui si è “registrata una cospicua percentuale di studenti sospesi a giugno e rimandati a settembre”, spiega Vizzini. “Quest’anno – dichiara Roberto Tripodi, preside dell’Iti Volta e presidente dell'Asasi – ci sono venuti a mancare 52 mila euro. Abbiamo potuto attivare soltanto 24 corsi per i rimandati e rinunciare ai docenti esterni”. Ed è proprio sul numero degli insegnanti chiamati da fuori che si è cercato di risparmiare di più: “Ho dovuto chiedere ai docenti dell’istituto di tenere i corsi – spiega Antonino Marasà, dirigente scolastico dell’Ipssar Borsellino – perché gli esterni vanno pagati con fondi ad hoc che non sono mai arrivati”.


Così, i fondi per attivare i corsi, secondo Federconsumatori in media 25 a scuola, sono stati recuperati dalle casse degli stessi istituti: “Abbiamo utilizzato delle somme residue dello scorso anno” conferma il preside del liceo scientifico Galileo Galilei, Salvatore D’Agostino. Come lui, il 2 per cento delle scuole ce l’ha fatta recuperando le somme dai risparmi. In alcuni casi, però, si è stati costretti a ridurre il numero delle ore dei corsi: “Da una media di 15 ore – sottolinea Salvo Chiaramonte, dirigente del classico Meli – siamo scesi a 10 o 12”. Il risultato di tutto questo è ben chiaro per Lillo Vizzini: “Aumenterà il divario tra le famiglie abbienti e quelle che non lo sono. Perché non tutti potranno assicurare lezioni private ai propri figli”. 

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