Romeo: scuotiamo Palermo dal torpore

L’arcivescovo duro nella sua omelia in Cattedrale per Santa Rosalia, fa riferimento a “un diffuso disimpegno sociale ed una sterile rassegnazione che spegne la speranza del cambiamento”

PALERMO. Come un popolo che “naviga a vista” in un presente “segnato dalle ferite di pestilenze antiche e nuove”. Così i palermitani, e forse gli italiani tutti, risuonano nelle parole pronunciate dall’arcivescovo del capoluogo isolano, monsignor Paolo Romeo, nel corso dell’omelia che ha letto in Cattedrale ieri sera, dopo i festeggiamenti popolari che hanno celebrato Santa Rosalia, patrona della città. Frasi dure che puntano il dito contro una realtà che ogni giorno di più si tinge di “toni oscuri e ombre”. Immagini che di certo che non girano intorno ai problemi della società di oggi: “Il degrado morale e sociale, le relazioni spesso troppo impantanate nel rancore e nell’odio, la durezza dei cuori che ci rende ciechi e insensibili ai bisogni dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, un diffuso disimpegno sociale ed una sterile rassegnazione che spegne la speranza del cambiamento”, ha detto.
Un atteggiamento, una “congiuntura storica” che secondo l’arcivescovo Paolo Romeo conduce la città verso un “galoppante processo di scristianizzazione in corso, che è penetrato e penetra sempre più pericolosamente nella vita di tutti”. Così, si delineano i tratti di famiglie che “si rivelano sempre più segnate dall’infedeltà coniugale e dalle divisioni che sono frutto dell’egoismo dei singoli”, ma anche di giovani che “avvertono il disagio dell’incertezza del futuro” e da cui “emerge la pressante preoccupazione per la mancanza di posti di lavoro”. La causa di questo male di vivere, di novecentesca memoria, nelle parole di monsignor Romeo va rintracciata in quel “dibattito legislativo, socio-politico, culturale, economico” che “sembra non tenere conto del sistema valoriale che garantisce la dignità della persona umana”. E allora, a conti fatti, se il Festino “non interpella e non scuote le nostre coscienze e il nostro torpore, non ha senso”, ha aggiunto provocatorio l’arcivescovo di Palermo.

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