Don Ciotti: "Le mani dei criminali sul calcio"

In un rapporto preparato dall'associazione Libera si contano 30 clan malavitosi coinvolti col mondo del pallone

ROMA. Partite truccate, scommesse clandestine, presidenti prestanome: le mafie hanno messo le mani sul mondo del calcio, perché, come spiega Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera "si garantiscono visibilità e presidio nel territorio e opportunità di riciclare denaro e arruolare nuove leve".    
In Lombardia, in Campania, Basilicata, Calabria, sono più di trenta i clan contati da Libera direttamente coinvolti o contigui al potere della criminalità organizzata e censiti per inchieste giudiziarie per infiltrazioni malavitose. "E' uno spaccato inquietante - ha sottolineato Don Ciotti - ma non c'é da stupirsi". Già tre anni fa Libera ha denunciato che nella piana di Gioia Tauro i clan sono entrati nei piccoli club, in quell'occasione "il mondo del calcio si è indignato, ma è una realtà che le mafie siano 'nel pallone'". I collaboratori di giustizia, ha ricordato il fondatore di Libera, da anni "dichiarano che i presidenti dei club hanno offerto loro posti di lavoro, che hanno scoperto solo dopo essere manovalanza per le organizzazioni criminali.    
Il caso di Giorgio Chinaglia, tutt'ora latitante per la tentata scalata alla Lazio, quello dei giocatori del Potenza che non gioiscono per il gol dei propri compagni di squadra perché sui risultati delle partite erano stati scommessi migliaia di euro in collusione con la 'Ndrangheta, sono solo episodi limite. Il dossier, preparato da Libera, e che verra' pubblicato in settembre dal gruppo Abele con il titolo "Le mafie nel pallone", di Daniele Toto, ne cita altri.

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