Quadro di Guttuso sequestrato a un calabrese vicino alla 'ndrangheta

Nel "tesoro" di Gioacchino Campolo, il re dei videopoker numerose tele autentiche di celebri pittori

REGGIO CALABRIA. Quadri di Salvador Dalì ("Giulietta e Romeo"), Renato Guttuso ("Nudo femminile 1971"), Giorgio De Chirico ("Piazza d'Italia" e "Il burattino"). E ancora, Migneco, Cascella, Ligabue. Tutte opere rigorosamente autentiche, che Gioacchino Campolo, il "re dei videopoker", aveva appeso alle pareti della sua abitazione di Reggio Calabria e che gli sono state sequestrate dalla guardia di finanza nel corso di un'operazione condotta all'alba.    
Tutti i dipinti sono stati portati in un caveau della Soprintendenza dei Beni archeologici della Calabria.   
Oltre ai dipinti, nel mirino della guardia di finanza sono finiti circa 260 immobili, di cui 240 a Reggio Calabria, ed il resto a Parigi, in place Vendome, la celebre piazza su cui si affacciano i più famosi gioiellieri del mondo e il ministero di Giustizia della Francia; una villa di ventisei stanze sull'Aventino, a Roma, mai abitata; appartamenti in via Ludovisi, ai Parioli, a Roma e poi a Milano e a Taormina. Complessivamente, il valore stimato dei beni sequestrati ammonta a oltre 330 milioni di euro.    
Gioacchino Campolo, di 71 anni, detenuto a Vibo Valentia, è indicato dagli inquirenti come il "re dei videogiochi", attività di nolo che espletava in regime di monopolio attraverso la sua società, la A.R.E., grazie ai rapporti che intratteneva, secondo gli inquirenti,  con numerosi esponenti delle cosche della ‘ndrangheta di Reggio Calabria.

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