Quei detenuti politici liberati a Cuba

Guillermo Farinas ce l'ha fatta. Dopo 135 giorni di sciopero della fame e della sete il dissidente è riuscito a far liberare 52 prigionieri politici, di cui 5 nelle prossime ore.
Ma Farinas è stato molto cauto prima di sospendere la sua azione che lo stava portando alla morte, anche perché il "Gramna" (l'organo del partito comunista cubano) non aveva pubblicato alcuna notizia e quando si riferiva ai prigionieri di coscienza continuava a definirli "delinquenti comuni".
Dopo le assicurazioni della Chiesa cattolica dell'isola (in particolare del cardinale Jaime Ortega) e del ministro degli Esteri di Zapatero, Moratinos, Farinas ha deciso di gettare la spugna e di ricominciare a bere e a toccare i cibi. Dopo oltre quattro mesi. Sono in molti a chiedersi come fa un uomo supercontrollato dalla polizia politica a sopravvivere per un periodo così lungo. È facile da capire: dopo la morte di Orlando Zapata Tamayo, un dissidente morto in carcere dopo 85 giorni di sciopero della fame, il regime castrista si è reso conto che non avrebbe potuto reggere facilmente un'altra ondata di emozione (e di rabbia) dell'opinione pubblica. E allora aveva organizzato un sistema di interventi nell'ospedale di Santa Clara tutte le volte che Farinas subiva dei collassi.
In questo modo il dissidente era sopravvissuto senza toccare liquidi e cibi. Ma da due-tre giorni era allo stremo delle forze, anche per avare contratto un virus proprio in ospedale, e i medici ne avevano diagnosticato la prossima fine. Il mondo del dissidenti, a Cuba, in America Latina e in Europa, si erano preparati al peggio. Raul Castro sembrava paralizzato: non poteva cedere alla richiesta di liberare 26 prigionieri e trasferire gli altri nelle prigioni più vicine alle famglie,ma non poteva continuare a tacere.
La Chiesa cattolica e il ministro Moratinos (in un'azione concertata da tempo) hanno offerto una mediazione per una soluzione che ha sbloccato la situazione. L'immagine dei fratelli Castro ne esce però fortemente incrinata perché il regime, dopo aver negato sempre, ha riconosciuto l'esistenza di prigionieri politici disseminati nelle 500 carceri dell'isola. È giusto anche ricordare che al successo ha contribuito la campagna di Zapping sulla liberazione dei prigionieri politici, ancora in corso (80 mila adesioni, con migliaia di adesioni di intellettuali, anche stranieri, e di centinaia di sindaci, presidenti di province e regioni).
Il caso del giornalista (e psicologo) Farinas rappresenta la prima vera sconfitta del regime. Ora un grande ruolo lo potrà svolgere la Chiesa cattolica, insieme all'Ue, per una fase di transizione del regime comunista verso la democrazia. Ma temiamo che non potranno essere i fratelli Castro a gestire questa delicata fase politica.
Dall'altra parte, il fronte dei dissidenti non ha trovato ancora una strategia comune di lotta per il superamento della tirannia castrista. Con Farinas è stata fatta una breccia in un muro che sembrava possente. E sicuramente non saranno sufficienti gli alleati cinesi, iraniani e il compagnero Chavez (che regala petrolio) per tenere in piedi un regime comunista traballante, arrivato all'ultimo stadio di sopravvivenza. Con buona pace anche dei castristi di casa nostra. fondi@gds.it

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