Situazione drammatica e rigore indispensabile

La manovra che il governo si accinge giustamente a varare con un voto di fiducia sembra nata dal nulla se si osserva il raccapricciante scontro istituzionale con le Regioni e le altre autonomie locali.
Nell'arco di poco più di un mese sembra svanito il ricordo delle ragioni che hanno giustificato la necessità e l'urgenza dei tagli alla spesa pubblica. Per non creare allarmismi Tremonti non disse chiaramente che dopo l'attacco ai titoli di stato della Grecia, sarebbe stato il turno dell'Italia. Per gli stessi motivi non dice pubblicamente che se la manovra fallisce o al più viene fortemente edulcorata, i mercati sono già pronti a farcela pagare. Ma questo lo ha sicuramente detto a Berlusconi mettendolo in guardia sugli effetti nefasti che una maggiore accondiscendenza alle pressioni potrebbe generare. Berlusconi, che è sempre combattuto tra la ricerca del consenso e la consapevolezza della necessità di scelte dolorose, questa volta sembra avere dato ragione a Tremonti. Se cambiasse idea gli italiani imputerebbero a lui e non ai presidenti delle regioni il fatto che i titoli di Stato potranno rischiare di diventare spazzatura al pari di quelli della Grecia o, nella migliore delle ipotesi, di essere immessi sul mercato ad un costo insopportabile. Scontando il rischio di dire cose eversive, ci sarebbe da augurarselo. Un Paese che vive da troppo tempo su retoriche illusioni e che ha una classe politica, di maggioranza e di opposizione, in gran parte irresponsabile non può guarire se non si trova di fronte ad un baratro. Se non prende in faccia un colpo così forte da costringerlo a cambiare. La realtà è che nessuno ha ancora ben capito che i nodi sono venuti al pettine e, come sempre accade in questi casi, il vero problema non consiste nel "cosa" ma nel "quando" fare. La tempestività è la regola vincente e quanto viene fatto in ritardo non serve più a nulla. Tra i protagonisti dell'irresponsabilità vi sono i rappresentanti regionali e i loro fratelli minori degli altri enti locali. Nonostante i giornali insistano ogni giorno nella denuncia degli innumerevoli sprechi, nessuno di loro dà il minimo segnale di avere capito. Le sedi all'estero e le centinaia di enti totalmente inutili in cui vengono versati fiumi di denaro ne sono un esempio. Conosco società regionali che da svariati anni hanno la missione di attrarre investimenti nel proprio territorio e sfido chiunque a dimostrare che un’operazione di successo, non più di una, possa essere loro attribuita. Il taglio della spesa pubblica riguarda tutta l'Europa ma nella situazione italiana vi sono sprechi e diseconomie che non hanno paragoni in altri paesi. L'opposizione sostiene le pretese delle regioni e degli enti locali e si batte contro la riforma Gelmini per una scuola finalmente meritocratica. Sta facendo una battaglia contro il nucleare. Ma tutti sanno che se l'opposizione fosse al governo, magari con un Prodi o con qualunque altra persona responsabile, farebbe esattamente le stesse cose. Non so se sia il principale, ma questo è certamente uno dei grandi problemi che non solo gli intellettuali ma anche la gente comune associa al declino: questa classe politica che, con troppo poche eccezioni, continua a comportarsi in malafede e a ballare sul baratro, discettando con inutili e ritrite polemiche. Non c'è nessuno che indichi agli italiani un grande progetto e che comunichi loro il senso della sfida mondiale alla quale siamo necessariamente chiamati. Così gli altri corrono più di noi e ci lasciano sempre più indietro.

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

I più cliccati