Manovra, tutti contro quei tagli indispensabili

La manovra economica sembra essere diventata un puntiglio personale del ministro Tremonti. Non una necessità riconosciuta da tutta l'Europa per salvare l'euro ed evitare che tutta la Ue si trasformi in una gigantesca Grecia.
A partire da questa mattina il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha garantito che prenderà in mano la situazione. Speriamo che lo faccia in maniera saggia e decisa. La confusione sta salendo al massimo grado. Tutti sono d'accordo sulla necessità dei tagli. A condizione, però, che vadano a finire sulla testa di qualche altro.
Protestano le Regioni del Nord dicendo che il piano di austerità le colpisce in maniera ingiustificata trattandosi di amministrazioni virtuose. Protestano le Regioni meridionali sostenendo che, se vengono a mancare le risorse, si ferma lo sviluppo. Protestano gli statali per il blocco degli stipendi. Protestano i magistrati perché, oltre alle buste paga più leggere, temono di vedere circoscritta la loro autonomia con la legge sulle intercettazioni. Insorgono i sindacati per l'intervento sulle pensioni. Insomma una gran confusione sotto il cielo. Per carità, stringere la cinghia non fa piacere a nessuno. Sentir parlare di sacrifici non rappresenta di sicuro un inno alla gioia. Nessuno, però, che si chieda: qual è l'alternativa? Il problema è tutto qui: non ci sono alternative. La politica economica che ha consentito lo sviluppo degli ultimi sessant'anni è andata in crisi. Gli Stati si sono indebitati oltre i limiti della ragionevolezza per assicurare gli attuali livelli di benessere alle popolazioni europee. Un po' come quelle famiglie che per anni hanno fatto la bella vita spendendo molto di più del loro reddito. Arriva sempre il momento in cui il creditore chiude i cordoni della borsa. In questo caso i creditori sono i mercati finanziari che, generosamente, hanno sottoscritto i titoli pubblici. Dinanzi alla crescente volume delle emissioni hanno cominciato a interrogarsi sulla reale capacità degli Stati di poter, un giorno, onorare i loro impegni. Il primo campanello d'allarme è suonato in Grecia. Poi è entrata in fibrillazione la Spagna. Se il morbo dovesse attaccare l'Italia sarebbe una catastrofe viste le dimensioni del nostro debito pubblico. Tremonti ha avvistato il pericolo in anticipo e ha varato una manovra economica che serve a ridurre la spesa e quindi a mantenere la fiducia dei mercati. Questo comporterà sacrifici e rinunce. L'alternativa però è il disastro. Il crollo che non farebbe più distinzioni fra Regioni del Nord e Regioni del Sud. Fra lavoratori pubblici e lavoratori privati. Andremmo tutti quanti incontro alla povertà.

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