Il paese soffre ma la politica pensa ad altro

I dati sui consumi pubblicati ieri dall'Istat spingono a riflettere. Gli italiani hanno tagliato le uscite in maniera piuttosto sensibile. La spesa media delle famiglia è scesa a 2.442 euro con una diminuzione dell'1,7% rispetto all'anno prima. Vuol dire che il vestito dell'anno precedente è andato bene anche per la stagione successiva e le scarpe, invece di buttarle via sono state risuolate una volta in più. Niente di drammatico, per carità. Nessuno rivolta più i cappotti o le giacche per allungarne la vita come accadeva mezzo secolo fa. Ma sicuramente il ritmo di spesa è diventato più blando.
Fin qui niente di male. Fisiologia della più grave crisi del secondo dopoguerra. Colpisce, invece, il calo dei consumi alimentari. Il valore medio della spesa è diminuito soprattutto per cibo e bevande. Il problema non è solo la riduzione degli sprechi. Questo in fondo sarebbe anche un vantaggio visto che gli italiani, secondo uno studio dell'Università di Bologna, buttano via ogni anno 27 chili di cibo (gli americani fanno di peggio perchè mandano nella pattumiera metà degli alimenti che comprano). Il fatto è più grave perchè una famiglia su tre dichiara di aver ridotto la quantità e la qualità di beni di prima necessità. Rispetto al 2008, cala la spesa per pane e cereali, olio , per patate, frutta e ortaggi zucchero, caffè e altro; in flessione anche la spesa per bevande. Come sempre nei momenti di crisi le sofferenze maggiori si registrano nelle aree più deboli. Non a caso il calo medio dei consumi è frutto della caduta della spesa alimentare nel Sud dove dai 482 euro al mese del 2008 si è scesi ai 463 del 2009.
Insomma il Paese sta cominciando a tirare la cinghia ed emergono ancora più chiaramente le differenze tra le aree più avanzate che, bene o male, vanno avanti, e quelle più povere. La recessione fa emergere antiche fratture. La questione meridionale torna in superficie spinta da bisogni aggressivi e risposte deboli.
Una radiografia impietosa quella offerta dall'Istat. Per curare malattie così grave sarebbe necessaria una equipe medica molto attrezzata. Invece la politica pensa ad altro. Tanto a Palermo come a Roma. Liti interne, spaccature correntizie, politica politicante. Il peggio della Prima Repubblica senza nemmeno il mantello dello scontro ideologico tra sistemi economici contrapposti (capitalismo contro socialismo reale, proletariato, classe operaia, emarginazione sociale e civile). Nulla di tutto questo. Solo piccole scaramucce di potere mentre il paese soffre.

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