Precari siciliani, per la politica contano solo i voti

I politici siciliani mobilitati a favore dei 22.500 precari degli enti locali che rischiano di restare senza contratto. Nel testo all'esame della commissione bilancio del Senato è scomparso l'emendamento che, forzando il patto di stabilità, consentirebbe la sanatoria. Nella migliore delle ipotesi otterranno una proroga di un anno. Un po' delusi i politici siciliani. Il presidente Lombardo in mattinata aveva chiamato alla mobilitazione generale forze politiche, sindacati, parlamentari nazionali e tutti quelli che detengono una goccia potere. Dovevano dimostrare «di essere classe dirigente». Risultato parzialmente raggiunto anche se il problema si ripresenterà fra un anno. Gli fa eco Francesco Musotto: «Quello che si sta consumando a Roma in queste ore sulla pelle dei precari siciliani è un blitz inaccettabile. Si avvia all'epilogo, il dramma della disoccupazione, nel silenzio più totale». Non manca il contrappunto della sinistra per bocca di Antonello Cracolici, capogruppo Pd all'Ars: «È assolutamente indispensabile che il Parlamento consenta la deroga al vincolo che impedisce il rinnovo del contratto». Insomma sul futuro dei precari batte un cuore bipartisan.
Già dimenticata la lezione impartita pochi giorni fa dal Procuratore Generale della Corte dei Conti in Scilla Giovanni Coppola. Definiva la stabilizzazione dei precari «pratica eticamente scorretta» perché rappresenta una mortificazione per i giovani disoccupati che non hanno trovato padrinaggio politico. Senza contare che, la stabilizzazione pura toglierebbe a quei giovani «la speranza, almeno per i prossimi 30 anni, di un futuro nella pubblica amministrazione siciliana».
Parole al vento. Per i politici siciliani contano solo i voti di questi 22.500 avventizi. Il resto niente. Non conta la crisi. Non rilevano i sacrifici della gente comune certificati dal crollo dei consumi. Non ha nessuna importanza l'ingiustizia palese rappresentata dall'eventuale sanatoria. Ovunque in Europa, si preparano piani di austerità e di tagli. Solo in Sicilia c'è una sacca di 22.500 privilegiati. Con la stabilizzazione, infatti, arriverebbero anche aumenti di stipendio, miglioramenti contrattuali e normativi. Ancora una volta sarebbero dei super-fortunati: prima nei confronti degli altri disoccupati. Adesso verso il resto d'Europa. Ma perché tanti premi? Soprattutto: come finanziare la proroga? Impossibile saperlo. A meno che la Regione non voglia indebitarsi ancora. Sarebbe una tragedia per le giovani generazioni: non solo non troverebbero più posto nella pubblica amministrazione ma dovrebbero anche pagare i debiti dei padri. La beffa che si somma al danno. Si potrebbe invece, come nel vecchio detto, trasformare la necessità in virtù. Censire il precariato, intanto. Ristrutturare funzioni e mansioni in base ai bisogni di servizio effettivamente accertati. Aumentare la produttività di un personale talora inutilizzato. Promuovere formazione e riconversione. Cercare sbocchi e collocazioni nel privato. E finanziare il costo di tutto questo contenendo sprechi e operando i dovuti tagli nel bilancio della Regione. Ma di questo non abbiamo nessuna traccia.

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