Cimino alla difesa dei precari

Notizie non rispondenti alla realtà mi vedono costretto ancora una volta ad intervenire per porre fine ai continui attacchi al governo regionale, al presidente Lombardo e a me stesso nella qualità di vicepresidente della Regione Siciliana con delega all'Economia, impegnati con il presidente Berlusconi e il ministro Tremonti a trovare soluzioni adeguate per la stabilizzazione del personale precario.
Preliminarmente occorre mettere in evidenza che il precariato non viene finanziato né con i Fondi Fas né con i Fondi Comunitari, anche per l'impossibilità giuridica della loro utilizzazione. Tutte le spese inerenti i precari gravano sul Fondo Unico del precariato che viene finanziato con risorse del bilancio regionale. Le spese dei lavoratori ASU, infatti, gravitano già su questo Fondo.
La superficialità con cui commentatori politici e non affrontano la questione fa sorgere il dubbio se i precari sono esseri umani o materiale di scarto della società, se sono una piaga o una possibile risorsa lavorativa per la collettività e se producono qualcosa di utile o sono invece solo dei parassiti.
Me lo domando, ogni volta che si affronta questo argomento, che molti purtroppo trattano con il desiderio di eliminarlo con un tratto di penna. Tanto in fin dei conti, sono solo cittadini di serie Z che da diversi anni, molti da decenni, prestano la loro opera negli enti pubblici.
È compito del mondo politico occuparsene e sforzarsi per trovare le soluzioni adeguate affinchè i precari non vengano catalogati come dei reietti della società, come lo sono per alcuni commentatori politici.
Occorre, quindi, intercettare - come ho avuto modo di affermare tante volte- quelle opportunità che offre la Pubblica Amministrazione, dove la forza lavoro è quel motore infrastrutturale di sviluppo a disposizione della collettività.
Ecco il passaggio fondamentale che permette l'uso dei Fondi di Agenda 2013 in piena sintonia con i dettami previsti dal'Unione europea. Questo chiaramente sfugge a molti che considerano, o vogliono considerare, il ”mondo” del precariato solo come un bacino elettorale per il politico di turno e non come fattore sociale di sviluppo.
Voglio, infine, ricordare che nella maggior parte dei casi, molti apparati dell'Amministrazione Pubblica che effettuano la produzione di servizi e beni strutturali e infrastrutturali, si reggono solo sull'apporto dei precari. E grazie a loro, a questi lavoratori che in molti definiscono o considerano di serie Z, che oggi la collettività può contare per una crescita ed un miglioramento dei servizi di pubblica utilità.

* vice presidente della Regione con delega all'Economia

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