La foto inesorabile della Corte dei Conti e quei fondi europei paralizzati

È una miniera d'oro di notizie la relazione annuale della Corte dei Conti. Un pozzo da cui tirare fuori ogni giorno una nuova pepita riguardante l'inefficienza profonda della macchina amministrativa siciliana. Si scopre così che, per colpa dell'inefficienza della macchina burocratica, anche il meccanismo degli appalti si è inceppato. Nel 2007 erano state celebrate 1.022 gare per un importo di un miliardo. L'anno scorso appena 676. Poco più della metà. Una paralisi che desta ancora più irritazione perché aggrava una crisi già molto pesante.
È di questi giorni la notizia che la Keller sta per abbandonare le produzioni in Sicilia. Dopo Termini Imerese un'altra profonda lacerazione del già fragile tessuto industriale dell'Isola. Contemporaneamente l'Istat fa sapere che, a causa della crisi, gli investimenti nel 2009 sono caduti ai minimi storci.
In queste condizioni sarebbe assolutamente indispensabile che la Regione imprimesse nuovo dinamismo alla spesa pubblica produttiva. Invece niente. Giunta regionale, sindaci, presidenti della Provincia sono pronti a scendere rumorosamente in piazza se c'è da sistemare qualche migliaio di precari. Purtroppo non dimostrano la medesima sollecitudine quando si tratta di pungolare la macchina amministrativa. Così accade l'incredibile. Ci sono 456 appalti, aggiudicati nel 2005 e non ancora terminati. Addirittura per 35 non sono nemmeno iniziati i lavori e 287 non sono stati collaudati.
Insomma la macchina burocratica della Regione non funziona. E quando lo fa lascia alle spalle una lunghissima scia di veleni. La Corte dei Conti nota che la legislazione attuale obbliga a «complicatissimi calcoli per la selezione delle offerte» in esito alla quale si è registrata una convergenza dei ribassi verso l'unico valore di 7,3152. Con questa cifra matematica le ditte «hanno la quasi certezza di aggiudicarsi l'appalto» nota la Corte dei Conti come dimostrano alcuni esempi «curiosi di imprese particolarmente fortunate»: dieci hanno vinto sei gare, due imprese sette e una, addirittura, ha ottenuto nove lavori. C'è una vecchia regola secondo cui tre indizi convergenti fanno una prova. La Corte dei Conti ne ha trovate ben di più.
Ma al di là dei sospetti che eventualmente andrebbero provati in sede giudiziaria, resta il problema politico. La macchina burocratica regionale è ormai un ostacolo allo sviluppo economico. Il bilancio ordinario è totalmente occupato dalle spese correnti: stipendi, pensioni, trasferimenti. Restano i fondi Ue. Potrebbero essere il volano per la crescita del Sud. Invece restano nei cassetti. Tremonti ha fornito le cifre complessive per il Mezzogiorno. Su 44 miliardi di fondi comunitari stanziati nel periodo 2007-2013 le regioni del Sud hanno speso solo 3,6 miliardi. Vuol dire che quaranta e rotti miliardi sono fermi. «Una cosa moralmente inaccettabile» l'ha definita il ministro. Addirittura inqualificabile, aggiungiamo, la Sicilia che non ha impegnato nemmeno un euro. Non a caso questi soldi potrebbero presto tornare a Bruxelles. Con buona pace, ovviamente, di tutti i disoccupati siciliani che, se questo soldi fossero spesi correttamente, avrebbero lavoro per molto tempo. E invece sono costretti al precariato.

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