Fini e Berlusconi, adesso serve un chiarimento

E se Gianfranco Fini stesse pensando a un «connubio» con l'ala riformista dell'opposizione imitando a quasi 160 anni di distanza il conte di Cavour? Alla fine del 1851, per proteggere i rapporti del Piemonte con Napoleone III appena proclamatosi imperatore di Francia con un colpo di Stato, il governo piemontese di Massimo d'Azeglio propose una legge che autorizzava il pubblico ministero a intervenire contro i giornali per offese a capo di Stato estero anche senza una richiesta diplomatica dell'interessato. Urbano Rattazzi, leader della sinistra moderata, pur sostenendo di non voler attaccare il governo di destra in un momento difficile, annunciò a malincuore che avrebbe votato contro una legge limitatrice della libertà di stampa. Cavour, leader della maggioranza parlamentare di destra, con un colpo a sorpresa gli andò dietro costringendo d'Azeglio ad associarsi e a ritirare la proposta. Nacque così il famoso «connubio», a metà strada tra il ribaltone e il governo di unità nazionale (Rattazzi diventò la stampella dei futuri governi Cavour che lo fece eleggere vice presidente della Camera dopo le elezioni della primavera '52).
Non so se Fini abbia in mente qualcosa del genere e soprattutto se qualcosa del genere, adattata alla situazione d'oggi, sia francamente possibile. Ma è bene che lui e il Cavaliere si chiariscano una volta per tutte, sulla legge che regola le intercettazioni e sul resto. Oggi «Il Secolo d'Italia» titola: «Legge Bavaglio, il PdL si infila nella trappola del voto sprint». Personalmente, non amo questa legge per ragioni di principio (la tutela della libertà di stampa in quanto tale) più che di sostanza, visto che nella sostanza (cioè il racconto dei fatti che interessano l'opinione pubblica) credo che alla fine cambierà assai poco. E chi vivrà vedrà. Mi auguro invece che cessi l'abitudine esclusivamente italiana di pubblicare paginate di intercettazioni che spesso coinvolgono persone a nessun titolo riconducibili alle ragioni dell'inchiesta o aspetti privatissimi delle persone coinvolte. Abitudine che crea talvolta un rapporto molto opaco tra alcuni magistrati, alcuni ufficiali di polizia giudiziaria e alcuni giornalisti (l'inchiesta in corso a Bari dovrebbe insegnare qualcosa) che può produrre intimidazioni e impliciti ricatti che possono andare al di là del desiderio del singolo cronista. Se in nessun paese del mondo - dico nessuno - accade quel che accade in Italia su questo punto, dobbiamo dedurne che altrove non esiste libertà di stampa e che noi ne siamo gli esclusivisti per la Terra e dintorni?
Legge Bavaglio è una definizione forte, usata legittimamente da molti giornali e dall'opposizione politica (non tutta). Ma se questo è il titolo di prima pagina del più importante quotidiano di partito della maggioranza, vuol dire che - chiunque abbia ragione - la maggioranza ha un grosso problema. Che va risolto prima possibile. Come dimostra il confronto dei testi, la soluzione approvata dal Senato è largamente migliore di quella varata in prima lettura dalla Camera senza alcuna discussione nella maggioranza. Tutto è migliorabile all'infinito, anche dopo due anni di lavoro, ma il fatto che sorgano oggi polemiche assenti ieri dimostra che i problemi non sono nella legge, ma nei rapporti di maggioranza. E poiché Berlusconi non è stato eletto per fare governi balneari ad oltranza, è bene che decida: o riprende la leadership o è meglio che vada a casa. E Fini è persona troppo assennata per non saperlo. Avendo sottoscritto anche lui il programma elettorale del PdL, una maggioranza sempre febbricitante non gli giova affatto.
Sarebbe tuttavia ingeneroso addebitare a Fini tutti i problemi del PdL. La gestione del caso Brancher è stata pessima, il proliferare delle correnti rischia di diventare una guerra per bande, Berlusconi deve mediare con buonsenso fra Tremonti e i governatori regionali e infine Bossi, che è stato quasi sempre uomo ragionevole, mandi una circolare ai suoi sindaci diffidandoli dal togliersi la fascia tricolore quando sentono l'inno di Mameli. Piaccia o non piaccia, è l'inno della nazione alla quale hanno giurato fedeltà. Come si vede,i problemi sono parecchi e il tempo stringe.

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