Pisanu: "Convergenza tra mafia e politica nelle stragi del '92-'93"

L'analisi della commissione Antimafia parla di interessi comuni fra Cosa nostra, altre organizzazioni criminali, massoni e istituzioni

ROMA. Non solo la testa della mafia. Nelle stragi del '92-'93 e nei "delitti eccellenti" ci fu una  convergenza di interessi tra 'Cosa Nostra', altre organizzazioni criminali, logge massoniche segrete, pezzi deviati delle istituzioni, uomini dei servizi segreti, mondo degli affari e politica. Un tavolo dove ognuno aveva una sua propria forza contrattuale da offrire  e scambiare perché altrimenti i mafiosi non li avrebbero certo presi in considerazione.     
L'Antimafia cala la sua attesa analisi e il Presidente Beppe Pisanu trova sostegno bipartisan, anche se ognuno dei due schieramenti accentua questo o quell'aspetto dell'articolata ricostruzione che arriva al'indomani della sentenza Dell'Utri.   "Un groviglio tra mafia ,politica, grandi affari,gruppi eversivi e pezzi deviati dello Stato", sottolinea con forza Pisanu.  Non si può escludere che una sorta di "trattativa ci fu" ma questa non interessò il governo. Di questi contatti gli investigatori "informarono alcune autorità politico- istituzionali". L'oggetto, dimostra Pisanu, era probabilmente la rinuncia dello Stato alla repressione e  l'attenuazione o cancellazione del 41 bis. Insomma non fu l'avventura di quattro picciotti. Le carte, a 18 anni dai fatti, parlano. Ci fu una strategia di stampo mafioso e terroristico che fece temere all'allora capo del governo l'imminenza di un colpo di Stato. Come conseguenza si arrivò "all'inabissamento della mafia". Quello che appare chiaro nella relazione Pisanu e che, oltre alla"convergenza di interessi" ci fu la certa presenza di uomini dello Stato. Un patto tra vertici delle Cosche e uomini dei servizi, come evocato dal Procuratore  di Caltanissetta Sergio Lari nel luglio dello scorso anno. E oggi, anche attraverso un accenno fatto, in via ipotetica da Pisanu  si è avuta la conferma, proprio da Caltanissetta, che  Lorenzo Narracci, già vice di Bruno Contrada a Palermo,  e oggi funzionario dell'AISI, è indagato con l'ipotesi  di reato di concorso nella strage di Via D'Amelio. Quasi una conferma 'in diretta' della lettura illustrata stamane a San Macuto di quella presenza "altra" accennata più volte.  
Pisanu distingue tra verità giudiziaria, politica e storica e sottolinea che in tanti casi queste tre verità, che seguono logiche e percorsi diversi, si trovano spesso o distanti o addirittura in contrapposizione. E infatti c'é stata una sorta di sottolineatura del Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, che ha lamentato la difficoltà di trasformare  nelle aule di giustizia le analisi in prove. E Pisanu ha preso spunto per chiarire che la sua è una "verità politica" che poggia sull'analisi dei fatti, la loro concatenazione, la logica e gli interessi delle forze che si mossero, i loro obiettivi. Il vice, finiano, Fabio Granata plaude a Pisanu che  rilancia la tesi del "non solo mafia". Un plauso che stride con la critica a chi, in Parlamento, definisce eroe come ieri ha fatto il senatore dell'Utri,  un "volgare e sanguinario capomafia" come Mangano. Per Laura Garavini, capogruppo Pd si apre una fase nuova: ci saranno audizioni di coloro che avevano incarichi in quegli anni. Veltroni spiega che saranno poche, "quelle 10-12 persone che ci dicano cosa è successo nel '92-'93".Pisanu " ci ha fatto fare un passo avanti". Il capogruppo Pdl al Senato, Gasparri ricorda che proprio l'esecutivo Berlusconi, con una sua legge, inasprì il 41 bis per i mafiosi in carcere. Il vice, Quagliariello, aggiunge che ben altri erano i gruppi politici che "avevano potere contrattuale qualora la mafia avesse cercato di scendere a patti"; un richiamo quindi  a quella sinistra che attaccò Falcone quando il magistrato era in vita. L'Idv, con Leoluca Orlando attacca Pisanu: le sue dichiarazioni sono un invito a  rinviare i festeggiamenti per quei politici condannati solo a 7 anni di carcere per reati di mafia. Ma a colpire è anche  quel passo della relazione dove si dice che se la mafia ha rinunciato al duro braccio di ferro con lo Stato "non ha  certo perso interesse per la politica". E il Presidente dell'antimafia indica quello che ora ritiene il cuore di questo scontro: le indagini sui soldi, i capitali, gli investimenti. Su quella "politica dei soldi" che è ancor più oggi l' obiettivo di Cosa Nostra.

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