Chiude Ostetricia a Niscemi, protesta a piedi di un insegnante

GELA. Da Niscemi a Caltanissetta a piedi, per lottare contro la chiusura della divisione di ostetricia dell'ospedale 'Suor Cecilia Basarocco' del suo paese. Protagonista della singolare protesta è un insegnante niscemese, Giuseppe Maida, autore di mille battaglie civili, tra cui quella in difesa del nosocomio e contro il Muos, il sistema di antenne satellitari ad alta frequenza della base nato di contrada Ulmo.
Maida partirà sabato mattina dall'ospedale di Niscemi. Percorrerà 80 km, spingendo un passeggino per neonati con 3 biberon (tanti quanti sono i suoi figli), altrettanti palloncini rosa e azzurri, per consegnare (lunedì mattina) al manager dell'azienda sanitaria provinciale, Paolo Cantaro, le lettere di alcune future mamme, un proprio dossier-sanità ed una copia della propria t-shirt con la scritta: "E' un diritto nascere, é criminale impedirlo, ma in coscienza voi potete evitarlo". Per due notti, lungo il cammino, dormirà sotto una tenda, in aperta campagna.
Giuseppe Maida contesta "il decreto del 18 giugno scorso con il quale l'assessore alla Sanità, Russo, chiude il reparto di ostetricia di Niscemi e lascia solo i 18 posti letto di Gela per un bacino di 145 mila abitanti (comprendente anche Butera, Riesi e Mazzarino), a fronte dei 34 dell'area di Caltanissetta, pur con meno residenti".

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