Che fine ha fatto il piano per il Mezzogiorno?

Che fine ha fatto il piano per il Mezzogiorno? Dove è finita la banca del Sud? Dove le Tennessee Valley Authority annunciato come imminenti l'estate scorsa dal governo? A darci il quadro della situazione ci pensa Raffaele Fitto, super-ministro con delega al Dps che ammette in questi giorni di avere appena iniziato una valutazione delle risorse disponibili. Altro che "operazione trasparenza". Altro che "due diligence". A un anno dall'annuncio di fantomatici piano Marshall, a due dall'insediamento a Palazzo Chigi, la compagine berlusconiana è ancora a" Carissimo amico". In altre parole, il governo Continua a prenderein giro i meridionali. A dimostrarlo non è solo l'immobilismo di questo anno. E' la per vicace politica anti-Sud varata fin dal primo momento da una compagine che ha sottratto dal 2008 oltre 30 miliardi dalle dotazioni nazionali destinate alle zone depresse. Una impostazione che si ritrova integralmente in una manovra che scarica i costi delle politiche di sviluppo sulle stesse regioni sottosviluppate. L'operazione sull'Irap che il governo ha il coraggio di spacciare per fiscalità di sviluppo non è altro che questo. In pratica l'esecutivo delega tutti gli oneri derivanti da un eventuale abbassamento delle imposte sulle stesse regioni del Mezzogiorno, senza mettere un euro sul piatto ma anzi, come abbiamo visto, allungando le mani sulle quote regionali del Fas. Il risultato? Le regioni del Sud non solo non saranno in grado di abbassare le imposte, ma dovranno addirittura alzarle per cercare di coprire disavanzi sanitari non compensati da alcunché. Non è uno scenario possibile, è una realtà: già dall'estate Campania, Molise e Calabria saranno costrette a far pagare ai propri cittadini e ai propri imprenditori una super- addizionali Irap (+0,15%) e Irpef (+0,30%). Siamo alla vera e propria "fiscalità di svantaggio". Nel pieno di una crisi che colpisce soprattutto le aree e le fasce deboli, il governo Berlusconi ha poi ben pensato di demolire il ministero dello Sviluppo, il dicastero dedicato alle politiche di coesione nazionale. Il ministero è ridotto a brandelli. L'esecutivo ne ha smantellato gli organismi e prosciugato le risorse, rendendolo nei fatti una graziosa scatola vuota. Il governo si è mosso in due direzioni. Da una parte ha tagliato per far cassa 2,5 miliardi dal fondo per lo sviluppo e il riequilibrio territoriale, raschiando il barile delle risorse nazionali destinate alla convergenza delle aree deboli. Dall'altra ha spostato alle dirette competenze della Presidenza del consiglio il Dipartimento delle politiche di sviluppo, vero e proprio caveau chiamato a gestire e ad assegnare i fondi comunitari e le quote nazionali e regionali del Fas. In questo modo non solo rinuncia a realizzare una politica di sviluppo degna di questo nome, ma mette in serio pericolo la sorte dei dei i 27 miliardi del Fas assegnati alle regioni del Sud, 4,1 dei quali appartengono alla Sicilia. Fondi di esclusiva competenza delle regioni deboli e tenuti colpevolmente bloccati per due anni dal governo. Evidente la volontà di cancellare dall'agenda nazionale qualsiasi riferimento alla questione meridionale. In definitiva, mentre tutti i maggiori osservatori chiedono a gran voce politiche espansive, mentre il Capo dello Stato invoca politiche solidali di coesione nazionale ricordando giustamente che senza convergenza non può esserci crescita, il governo rinuncia a qualsiasi prospettiva di sviluppo limitandosi a tagliare ogni risorsa residua alle zone a più alto potenziale. Senza rendersi conto che in Questo modo condanna l'intero paese. 

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