La Palermo che sbarca il lunario nel nuovo romanzo di Vetri

Nelle librerie "Lume lume" che con una lingua diretta racconta il capoluogo siciliano dove si ritrovano soggetti da ogni parte del mondo

CATANIA. Con una lingua diretta, colloquiale, tra nostalgia e stupore, Nino Vetri ha scritto il romanzo della Palermo metropolitana. Dove la signora Licata vive gomito a gomito con Mohamed, Irina, Ranjan, Bobita. E anche se la signora Licata preferisce chiamare Mohamed con il nome a lei più familiare di “Salvatore”, lui e gli altri restano sempre al centro della scena come soggetti unici e irripetibili. “Anime vive”, insomma, e non “categorie” distinte e distanti – moldavi, tamil e nordafricani, ortodossi, buddisti e musulmani…. – da guardare con diffidenza. Ha ragione Andrea Camilleri, che di “Lume lume” (Sellerio, pp. 131, € 12) ha scritto la prefazione: il libro di Nino Vetri è un “manuale di convivenza col mondo”.
Già autore del libro “Le ultime ore dei miei occhiali” pubblicato sempre da Sellerio, Vetri è innanzitutto un musicista. Non a caso, una canzone popolare rumena – “Lume lume”, appunto – gli fornisce lo spunto di quest’ultimo lavoro. La ballata lo suggestiona con timbri e note, ma soprattutto con quel titolo che in italiano significa: “Gente, mondo”. Un mondo di gente che si ritrova a Palermo per sbarcare il lunario e magari evitare il rimpatrio, ma soprattutto per raccontare una storia, purché qualcuno sia disposto ad ascoltarla. Esperienze, civiltà. Un piccolo tesoro di cui Mohamed, Irina, Ranjan e Bobita sono depositari, pronti a farne omaggio a quanti vogliano raccoglierlo e spenderlo, così come fa Nino Vetri, per riscoprire le proprie radici e fare i conti col passato ma anche per leggere il presente con partecipe ironia. Un esempio ? La pagina, acuta e leggera, dedicata alla “processione della santa patrona locale” in cui “gli unici che pregano con le teste appoggiate al carro … sono quelli che vengono da Sri Lanka, sia tamil che cingalesi … e anche il carro della santa non è più quello tradizionale, la sua progettazione viene ogni volta affidata a qualche artista di fama mondiale …. come se il papa chiamasse Calvin Klein per rendere più moderna la via crucis del Venerdì Santo”.

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