La Fiat e il caos di Pomigliano

La maggioranza che vince - come dicono le prime indicazioni dello scrutinio - una consultazione elettorale avrà qualche diritto oppure valgono solo le ragioni di chi, avendo perso al voto, è in minoranza? Domanda non banale visto quello che sta succedendo a Pomigliano. Cobas che fin dalla mattinata cercano di boicottare l'accesso alle urne. La Fiom che, prima ancora di sapere come andava a finire aveva detto che non avrebbe firmato l'accordo già sottoscritto da Uil, Cisl e Ugl. Per non correre rischi i metalmeccanici della Cgil avevano detto che quello di ieri era un voto sotto ricatto. Come tale privo di validità Nessun dubbio fra i capi della Fiom. Nessuna domanda: come mai la situazione è arrivata a questo punto? Come mai Marchionne è stato costretto a imporre la cintura di castità solo a Pomigliano? Non anche a Mirafiori, a Cassino o a Melfi. La ragione è molto semplice. Perchè nessun altro stabilimento assomiglia a Pomigliano. Perchè nessun altro ha un passato nelle Partecipazioni Statali dove, alla fine, contava solo lo stipendio. Il lavoro si pagava a parte.  Da nessun'altra parte, se non a Pomigliano, accadeva che le auto dovessero essere bloccate ai cancelli perchè montavano sedili di colore diverso. Da nessun'altra parte i livelli di qualità erano così scadenti da aver reso le Alfa Romeo delle automobili con più difetti che cavalli di potenza. Negli ultimi otto anni, prima del passaggio alla Fiat, l'Alfa è costata all'Iri (e quindi allo Stato e quindi a chi paga le tasse) la bellezza di 3,5 miliardi di euro dovuti, in gran parte, alle perdite accumulate dall'Alfasud. Una delle pagine più tristi della storia industriale italiana. Anche per questo Romiti ottenne di non pagare l'acquisto dell'Alfa. Ecco. È su queste cose che la Fiom dovrebbe riflettere. Nel contesto odierno tutto questo deve finire. Improponibile per un'azienda come la Fiat, che rischia grosso, nel tormentato scenario mondiale dell'industria dell'auto, come tutte le imprese esposte alla concorrenza. E non è certo correggibile con interventi pubblici. Forse alla Fiom sentono ancora nostalgia per l'industria di Stato. Un tempo in cui nessuno controllava. Quando era possibile ottenere certificati medici compiacenti senza rischiare nulla.  Marchionne ha solo fischiato la fine della ricreazione. Ha detto che sospenderà il trattamento di malattia in casi sospetti (per esempio l'assenza in occasione di una grande partita di calcio). Anche qui un dubbio: perchè una clausola tanto severa è stata richiesta solo a Pomigliano? Non sarà perchè nell'impianto campano il fenomeno ha raggiunto livelli intollerabili? Certo, replicano alla Fiom. Pomigliano è solo il grimaldello: le regole approvate dal referendum passeranno negli altri impianti del gruppo e poi contamineranno il sistema. Obiezione discutibile: lo stipendio viene pagato a fronte di una prestazione lavorativa. Non per fingersi malati o fare i fannulloni. La Fiom ha contestato la clausola che prevede sanzioni nel caso di scioperi lesivi degli impegni assunti dalle parti. Certo il diritto di sciopero è garantito dalla Costituzione. Anch'esso, però, è suscettibile di regolazione e di limiti. Lo si è visto nel caso dei servizi pubblici essenziali. D'altra parte clausole di tregua sindacale sono adottate in altri ordinamenti (tedesco per esempio) democratici e rispettosi dei diritti costituzionali. In realtà è facile immaginare che la Fiom darà battaglia. Non si fermerà. Inonderà i Tribunali di ricorsi. Tutto, pur di non rispettare la volontà dei lavoratori.

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