Fiat, tutti contro Marchionne: pioggia di scioperi a Termini

I lavoratori si sono fermati sia di mattina, che di pomeriggio per protestare contro l'amministratore delegato del Lingotto che li aveva criticati di aver usato l'agitazione per guardare Italia-Paraguay

TERMINI IMERESE. A Sergio Marchionne che li aveva criticati per avere utilizzato lo strumento dello sciopero solo per potere vedere in Tv la partita Italia-Paraguay, gli operai della Fiat di Termini Imerese ieri hanno risposto proprio con lo sciopero. Al rientro in fabbrica dopo il week-end, le tute blu hanno reagito alle parole  pronunciate venerdì scorso dal top manager del Lingotto incrociando le braccia per un'ora.    
Lo sciopero è scattato intorno alle 9 ed è stato indetto in maniera unitaria dai delegati di Fim-Fiom e Uilm e dall'Ugl. Alcuni lavoratori sono usciti dallo stabilimento per incontrare davanti ai cancelli i segretari sindacali, subito dopo si è svolta un'assemblea in fabbrica. Tra gli operai c'é chi ha fatto notare, tra il serio e l'ironico, che per la prossima partita della Nazionale contro la Slovacchia, in programma fra tre giorni, non ci saranno problemi di sciopero: proprio giovedì, infatti, scatta il primo di quattro giorni di cassa integrazione per i lavoratori della Fiat. "La partita la vedremo a casa", commenta un operaio.    
"La partecipazione allo sciopero è stata massiccia - dice il segretario provinciale della Uilm, Vincenzo Comella - Non possiamo accettare che Marchionne getti discredito sui lavoratori e sul sindacato". Anche i lavoratori del secondo turno hanno scioperato un'ora, dalle 16.50 alle 17.50.    
A Termini Imerese, tra diretto e indotto, lavorano circa 2.500 persone, impegnate nell'assemblaggio della Lancia Ypsilon. La Fiat ha deciso di chiudere la fabbrica a fine 2011 e il ministero per lo Sviluppo, attraverso l'advisor Invitalia, dopo avere fatto una prima scrematura di una ventina di proposte d'interesse per il sito siciliano ne sta vagliando cinque: il gruppo De Tomaso di Giammario Rossignolo, la Rev Srl che fa riferimento al gruppo Cape di Simone Cimino, la Map Engineering, la Med Studios e un'azienda interessata a utilizzare lo stabilimento per produzioni agroalimentari. Il 12 giugno il ministero ha pubblicato il bando per la ricerca di altri potenziali acquirenti.    
"Lo sciopero è stato la risposta dei lavoratori a Marchionne - afferma il segretario provinciale della Fiom, Roberto Mastrosimone - Qui a Termini Imerese c'é gente che lavora da trent'anni. Il signor Marchionne non solo sta chiudendo lo stabilimento, ma addirittura adesso cerca di screditare il lavoro degli operai. Eppure era stato proprio lui a lodare la professionalità dei lavoratori di Termini Imerese, spiegando che la scelta di chiudere dipendeva da altre cose".    
Secondo Gianni Pagliarini, responsabile lavoro del PdCI-Federazione della sinistra, "Marchionne continua a giocare con il futuro delle persone e il suo tentativo di scardinare i diritti costituzionalmente garantiti non si ferma più", mentre Sergio D'Antoni (Pd) è convinto che "il sì a Pomigliano renderà anche più facile la riapertura del tavolo con Fiat a Termini Imerese". Una tesi condivisa anche dal presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro: "Per Pomigliano d'Arco e Termini Imerese - dice - dobbiamo provare a stringere ancora sull'accordo perché credo che ci sia l'assoluta necessità di salvaguardare i lavoratori e di tenere la Fiat salda in una scelta che sia di investimenti importanti sull'Italia".

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