Il vecchio sindacalismo muore ma non si arrende

Il vecchio sindacalismo muore - anche se non ne ha consapevolezza - ma non si arrende. Pratica i suoi rituali antichi e ribadisce assiomi ideologici che da tempo gli stessi lavoratori hanno superato. Il comportamento della Fiom-Cgil, nella trattativa con la Fiat per lo stabilimento di Pomigliano, sotto questo profilo, è veramente esemplare. L'azienda ha proposto un'intesa per rivedere, e adeguare alle necessità del post-moderno e della crisi globale, le relazioni industriali nel complesso produttivo, offrendo in cambio un investimento di 700 milioni di euro per rilanciare lo stabilimento portandovi la produzione della «Panda». Se la proposta non venisse accolta, l'utilitaria sarebbe costruita in Polonia, o in Serbia, e si aprirebbe un fase drammatica per i cinquemila lavoratori di Pomigliano e per altre migliaia di persone che operano nell'indotto. Ebbene, tutti i sindacati rappresentativi dei metalmeccanici hanno firmato l'intesa con la Fiat, soltanto la Fiom-Cgil si è sfilata. I dirigenti di questo sindacato dicono che l'accordo proposto dall'azienda viola la Costituzione e parecchie leggi e che vanifica le lotte sindacali dei padri. Fra meno di una settimana saranno i diretti interessati, i dipendenti di Pomigliano, a esprimersi con un referendum, ma per la Cgil anche questo strumento di consultazione è illegale.
Quelli che una volta difendevano con passione (sia pure coi paraocchi ideologici) gli interessi dei lavoratori, oggi li curano molto meno, o per niente, sacrificandoli a posizioni politiche e ideologiche datate e preconfezionate. I dirigenti dei metalmeccanici Cgil ragionano e argomentano come avvocaticchi mozzaorecchi, abituati a spaccare il cavillo in quattro. Un giuslavorista come Pietro Ichino, che non è di destra ma milita autorevolmente nel Partito democratico, sostiene che l'intesa proposta dalla Fiat non viola alcuna disposizione di legge. Ma la sinistra alternativa e l'ineffabile Di Pietro si schierano con la Cgil. Muoia Pomigliano, facciano la fame migliaia di famiglie, nella Campania tormentata, purché sopravvivano gli immortali principi di un sindacalismo sorpassato.
La Cgil, in verità è diventato un baluardo della conservazione e si oppone a qualsiasi mutamento delle relazioni industriali. Il mondo cammina, l'Europa cammina, sono emerse nuove grandi potenze economiche, ma per certi sindacalisti l'Italia deve restare incatenata al suo passato, con un'economia ingessata e con un mercato del lavoro votato all'immobilismo. E questo posizionamento reazionario cosa porta alla Cgil?
Porta l'isolamento nel mondo del lavoro, anche se consente a taluni dirigenti di inseguire un ruolo politico, peraltro perdente. La Cgil della Campania non se la sente di giocare sulla sorte di Pomigliano e sulla pelle delle famiglie dei lavoratori. I dirigenti napoletani hanno spiegato che considerano un errore disertare le urne del referendum o votare "no" all'intesa. Questa presa di posizione ha portato a qualche ammorbidimento nelle dichiarazioni di Guglielmo Epifani. Ripensamenti tardivi, saranno gli operai a superare le posizioni conservatrici. È auspicabile che l'intesa proposta dalla Fiat passi con una maggioranza ampia e netta, che impegni l'azienda mantenere i suoi investimenti senza temere un'interminabile guerriglia sindacale. Il Paese ha bisogni di voltare pagina, di riforme economiche non più rinviabili ed è bene che sull'arroccamento di un manipolo di sindacalisti al tramonto prevalga il buonsenso di chi lavora.

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