Regione, passo indietro sulle aperture domenicali

Col passo del gambero lungo la via delle liberalizzazioni. Nel caso in questione, quella che riguarda le aperture domenicali dei negozi, piccoli o grandi che siano, sulle quali la Regione ha deciso di fare un vistoso, quanto intempestivo, passo indietro. L’annuncio fatto ieri mattina dall’assessore alle Attività produttive Marco Venturi di limitare a non più di 20 domeniche all’anno l’apertura dei negozi rischia di deviare la Sicilia sul binario morto dello sviluppo e dell’autodeterminazione in materia di commercio. In una stagione in cui in tutto il mondo si tende a garantire all’economia la più ampia possibilità di respiro, sciogliendo i lacci delle limitazioni per provare a sottrarla alle sabbie mobili della crisi congiunturale, al di qua dello Stretto si sceglie la via inversa. Imponendo peraltro limitazioni ulteriori alle grandi strutture di vendita. Né convincono del tutto le motivazioni alla base del provvedimento: si parla di tutela del diritto al riposo o del godimento dei diritti civili e religiosi. Nel primo caso sarebbe sufficiente garantire controlli accurati e costanti sui diritti contrattuali dei commessi, perseguendo eventuali abusi senza per forza imporre a tutti la chiusura. Nel secondo, invece, sorprende come un problema del genere non se lo pongano a Roma, capitale mondiale di quei presunti diritti religiosi che vengono invece qui sbandierati in nome della difesa di un provvedimento che consideriamo anacronistico e antieconomico.

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