Il mondo e la Fiom

È cambiato il mondo ma la Fiom non se n'è accorta. Difende una logica e un sistema di relazioni industriali completamente inadeguati ai tempi. Pensa ancora che ci debba essere antagonismo fra capitale e lavoro. Non ha capito che la globalizzazione ha cambiato gli schemi. Non c'è più competizione fra aziende ma concorrenza fra sistemi. I più efficienti vincono. Gli altri soccombono. Servono le medesime condizioni di lavoro a Pomigliano come in Serbia o in Polonia. Altrimenti il lavoro e la ricchezza vanno via. In Italia restano i sussidi di disoccupazione e un costosissimo sistema di welfare. Le condizioni poste dalla Fiat, come i provvedimenti disciplinari per chi sciopera mettendo in discussione l'accordo o come la stretta sulla quota di malattia in casi di assenteismo anomalo, sono figlie delle specificità di Pomigliano dove assenteismo e finte malattie si sprecano. Eppure I metalmeccanici della Cigil non fanno nessun passo indietro. Sostengono che l'accordo firmato venerdì rappresenta una lesione delle leggi e dei diritti costituzionali. Vuol dire che si prepara ad una raffica di denunce. Non è nemmeno da escludere che trovi qualche ascolto. Non stupirebbe vista la diffusa cultura anti-industriale esistente nel Paese. E' invece urgente che cambi non solo la mentalità del sindacato e i suoi strumenti di lotta. In quanti casi ha ancora senso lo sciopero tradizionale, visto per altro che non gode nemmeno più della tacita solidarietà del resto dei cittadini? Forse è il caso che lavoratori e sindacati, con un balzo di fantasia, provino a inventare strumenti nuovi. Magari meno autolesionistici. Ha senso perseguire ancora il conflitto, come fa la Fiom (nemmeno tutta), o non è tempo di immaginare altre forme di rapporto con gli imprenditori e nuove modalità di contrattazione? A Pomigliano si decide anche di questo: se rimanere fermi al '900 o capire che sono già passati 10 anni dal 2000. Le risposte alla sfida dei tempi come quelle della Fiom finiscono per diventare assolutamente inadeguate. Ha ragione Emma Marcegaglia quando sostiene che, in questa maniera, il sindacato finisce per diventare complice dei disonesti. I lavoratori che fanno il loro dovere non hanno nulla da temere da questi accordi. Lavoreranno di più attraverso gli straordinari concordati e riceveranno buste paga più pesanti. Saranno sanzionati gli assenteisti cronici. Quelli che puntualmente si mettono in malattia quando ci sono le partite di calcio o perché ci sono le urgenze del secondo lavoro. L'impresa e la parte più responsabile del sindacato mostrano di voler sconfiggere la sterile lamentazione di chi, in questi anni, ha ripetuto che la globalizzazione ruba lavoro agli italiani, perché i dipendenti Fiat brasiliani e polacchi costano meno all'azienda. E' una balla, anche se di successo. Al contrario, sono gli stabilimenti in quei due Paesi che hanno consentito in questi anni a Fiat di realizzare più utili. Ed è grazie ad essi che si sono difesi i 5 stabilimenti in Italia. Ora che l'azienda alza l'asta della sua ambizione nel mercato mondiale, occorre alzare il contributo anche del lavoro italiano. Solo così si giustificano 700 milioni di investimento, per 5mila lavoratori, 15 mila famiglie e 200 altre aziende dell'indotto in un'area socialmente delicatissima come quella napoletana. Ma La Fiom pensa che ancora il mondo sia fermo alla corazzata Potemkin.

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