La Regione che spreca i soldi dei siciliani

Adesso è ufficiale. La Sicilia ha perso 55 milioni. Bel risultato. Bruxelles, infatti, si è ripresa i fondi che aveva messo a disposizione nell'ambito del piano 2007-2013. Sono i finanziamenti strutturali cui la regione aveva diritto per favorire il processo di convergenza con le aree più sviluppate del Paese. È l'ultima agenda. Dopo il 2013, infatti, la Sicilia uscirà dall'elenco delle aree disagiate per far posto alle zone arretrate dell'Est. La burocrazia impone le sue ottuse regole. Proprio per questo l'impegno dell'amministrazione siciliana doveva essere titanico. Invece niente. Sono passati due anni senza che arrivasse alcun impegno di spesa. Le altre Regioni hanno provveduto. La Sicilia è stata la sola eccezione. Così l'Unione europea si è ripresa i soldi. Potevano servire a mille cose: al risanamento territoriale per impedire nuove frane come quella di Giampilieri. Oppure per il salvataggio della Fiat di Termini Imerese. Oppure per varare un piano ambientale degno di questo nome.
Non ci sono parole per esprimere l'indignazione. La classe politica locale somiglia sempre di più ad una corte medioevale la cui unica attività è lo scambio dei veleni. Le liti di questi giorni all'Ars sono l'esemplificazione perfetta del punto di degrado cui è arrivato il quadro politico. Anziché occuparsi dei problemi della Sicilia i novanta deputati dell'Ars sono impegnati nel regolamento dei conti interno. La pubblica amministrazione è totalmente autoreferenziale. Non è più un servizio al cittadino. Evidentemente la dirigenza dell'isola è convinta che i problemi della Sicilia sono talmente grandi da poter ormai badare a sé stessi. Vorremmo avvertire che non è così. Come purtroppo i siciliani sanno bene.

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