Sicilia, Voi e Noi

Largo ai giovani, ma in Italia non succede

"Largo ai giovani. Il futuro dipende da loro". Sento dire questa frase da decenni: dai politici, ma anche dai personaggi del mondo della musica, del teatro, della cultura, della televisione. Ero giovanissimo ed era troppo presto per la mia generazione assumere incarichi, avere delle responsabilità importanti, avere lo spazio meritato dove servono competenze di tipo moderno, innovativo, sperimentale. Parlo in generale, ovviamente, e non del mio caso e della mia vita artistica, politica e professionale. Parlo dei giovani che hanno atteso invano, di quelli che sono costantemente fregati e presi in giro dai "vecchi" di turno. L'Italia non è un Paese per giovani, c'è poca meritocrazia. C'è un sistema in cui il potere è detenuto dagli anziani, gente con una età media molto avanzata rispetto al resto della Comunità europea. La classe dirigente è formata sempre dalle stesse persone, c'è una lentezza assurda della carriera politica: lentezza nel ringiovanire e lentezza a lasciare spazio ai più giovani. Questa si chiama "gerontocrazia".
Nel nostro Paese, a trent'anni continui ad essere considerato un ragazzo: c'è un atteggiamento bonario e benefico che alla fine "limita" il tutto. Non vieni mai considerato un uomo maturo per certe posizioni. Salvo poi svegliarti a 40 anni e sentirti dire che sei troppo vecchio perché si possa investire su di te. Facile parlare di "bamboccioni". L'Italia non è un Paese per vecchi, ma neanche per giovani. Si da pochissimo spazio al merito: penso all'università e alla ricerca scientifica... Chi può, prende un aereo e "fugge" all'estero, senza pensarci nemmeno due volte. E non gli frega niente a nessuno. Se non conosci qualcuno (potente), non fai neanche il responsabile dei venditori abusivi di calia e simenza. Qui, in Sicilia e in Italia, è tutto fermo. Nessuno cede, investe, analizza e pensa ad un futuro fatto di idee nuove, portate avanti dalla ricchezza e dalla freschezza dei giovani volenterosi e preparati. Qui è già un miracolo se trovi qualcuno che ti fa fare volantinaggio o piccoli lavoretti al nero, e pure mal pagato. Il fatto di fondo è solo questo: se non hai imparato un mestiere "vero" adesso è tardi, prima era ancora troppo presto e lo studio era "fondamentale" per affrontare il futuro. Ma neanche la scuola aiuta: troppo tempo perso ad imparare banalità, che non servono a nessuno, anche all'università.
In Italia, se non hai i soldi o se non sei nei giri giusti, sei fottuto. Lo capisci solo se ci sei dentro, altrimenti sembrano solo frasi fatte. Bisogna mandare in pensione i "baroni universitari e politici", tenendo in attività solo le "eccellenze" del sapere, per fare spazio a giovani ricercatori che troppo spesso entrano in ruolo dopo i quaranta e passa. In Europa si inizia a puntare sui giovani, anche se di 40 anni. In Italia questo sarebbe impensabile, a quell'età si è ancora dei "candidi" di belle speranze ed è difficile che si abbiano incarichi politici di un certo rilievo. Ma questo vale anche per ambiti diversi da quello politico. In Italia sono considerati giovani ancora oggi Fini, Casini, Bersani...
Molti sostengono che ci vorrebbe un ricambio generazionale, che le nuove generazioni dovrebbero avere più spazio, ma quanti sono davvero disposti a mettersi da parte dando spazio a chi lo "rivendica"? La leadership va anche conquistata, non si può pretendere che sia semplicemente ceduta da chi la detiene attualmente. Ma bisogna avere l'opportunità di conquistarla e di mettersi in luce.
Enzo Amato, Marsala

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