Settimana difficile per l'amicizia Israele - Usa

Una settimana iniziata in maniera disastrosa per Israele, messa sotto accusa dal mondo intero per quello che è stato - in realtà - solo un eccesso di legittima difesa si è conclusa in maniera più serena: l'ultima nave della cosiddetta "flotta di pace" che voleva portare aiuti a Gaza è stata dirottata senza incidenti su Ashdod e stanno progressivamente emergendo elementi che alleggeriscono la posizione dello Stato ebraico: i "pacifisti" uccisi dal commando israeliano sono risultati essere in realtà estremisti islamici armati, addirittura legati ideologicamente ad Al Qaeda, che per ammissione dei loro stessi parenti cercavano il martirio; la richiesta di una inchiesta internazionale da parte del Consiglio per i diritti umani dell'Onu, contro cui l'Italia ha votato, ha perso buona parte della sua credibilità quando l'opinione pubblica si è resa conto che era stata sponsorizzata dal Sudan (il cui presidente è imputato davanti alla Corte di Giustizia internazionale per il genocidio del Darfur) e votata da campioni di democrazia come Cina, Cuba e Libia; il ruolo della Turchia, che si appresta a ricevere in pompa magna il presidente iraniano Ahmadinejad dopo averlo aiutato a eludere ancora una volta le sanzioni dell'Onu, sta emergendo in tutta la sua inquietante ambiguità; infine, l'offerta delle Guardie rivoluzionarie, votate alla distruzione di Israele, di fornire una scorta armata a tutte le navi che tentassero nuovamente di infrangere il blocco navale di Gaza accredita la affermazione del premier Netanyahu che, in assenza di controlli, la striscia controllata da Hamas si trasformerebbe ben presto in un porto iraniano. Ma se la vicenda della "Mavi Marmara" e dei suoi pseudopacifisti è stata ridimensionata, essa rischia di avere ripercussioni a lungo termine pericolose per la sicurezza dello Stato ebraico. Si stanno moltiplicando le pressioni per una cessazione dell'assedio israeliano a Gaza, anche se le notizie sui disagi che questo provoca alla popolazione sono grandemente esagerate e il rischio di offrire ai terroristi di Hamas un'occasione per cantare vittoria è molto alto. Lo stesso Pontefice sembra molto colpito dalla sorte della Striscia, inducendolo a usare ieri parole di una durezza inusitata nei confronti dello Stato ebraico. Ma ad allarmare Gerusalemme è soprattutto l'inizio di un dibattito, nell'establishment americano, sui danni che l'appoggio a Israele e le durezze del governo Netanyahu stanno creando agli Stati Uniti nel mondo islamico, dal Pakistan agli Stati arabi moderati. A dare il la alla discussione è stato, alcune settimane fa, il generale Petraeus, secondo il quale senza una soluzione del conflitto israeliano palestinese accettabile ai musulmani la posizione americana in Iraq, in Afghanistan e nel Golfo sarebbe diventata sempre più difficile. Ora anche altre voci in seno all'amministrazione Obama hanno sollevato la questione, senza che il presidente se ne smarcasse, sollevando nella comunità ebraica e nella destra repubblicana i timori di una svolta politica. Il raid contro la "flotta di pace" è arrivato proprio alla vigilia di un incontro Obama-Netanyahu che avrebbe dovuto portare a un riavvicinamento; ma ha dovuto essere cancellato, e non si sa quando sarà rimesso in agenda.

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