Rifiuti, un sistema che implode

Tra le tante stranezze che accompagnano la gestione della cosa pubblica in Sicilia, capita pure che alcuni comuni non trovino il modo di destinare al funzionamento del ciclo dei rifiuti gli stanziamenti straordinari loro assegnati dall’amministrazione regionale. Non mancano quindi i soldi; non mancano certo gli uomini, che di prassi abbondano. Manca però la voglia di amministrare in maniera efficace la cosa pubblica. La nuova normativa, introdotta con la recente legge finanziaria regionale, prevede dure sanzioni a carico delle amministrazioni inidonee alla gestione delle risorse pubbliche. Proprio ieri i commissari straordinari dell’Amia hanno formalmente comunicato alla Regione che il Comune di Bagheria, per l’ennesima volta, non risulta in regola con gli oneri relativi al conferimento dei rifiuti.
Questa circostanza può determinare l'immediata interdizione della discarica di Bellolampo ai mezzi per la raccolta provenienti dal comune della cintura palermitana. Come sottolinea una nota ufficiale della Regione, l’avvio immediato delle procedure potrebbe determinare la decadenza degli Amministratori del comune bagherese. Nessuno è ovviamente interessato al capro espiatorio; ma, se si dovessero accertare responsabilità, forse sarebbe il caso di battere un (primo) colpo. Non passa giorno, a ben vedere, senza che la cronaca non registri l’ulteriore implosione del sistema (chiamiamolo così) di raccolta dei rifiuti in Sicilia. Si è da poco consumato un duro scontro sull'asse Roma-Palermo con la conseguenza di una riapertura della "pratica termovalorizzatori"; una ipotesi questa che, se dovesse reggere al clima politico arroventato di questi giorni, porterebbe alla realizzazione di un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti nell’area di Bellolampo. Se tutto andasse per il verso giusto e se la realizzazione fosse affidata alle procedure urgenti della protezione civile, servirebbero però non meno di 36 mesi. Per intanto un sopralluogo congiunto dell’Amia e della Prefettura del capoluogo siciliano a Bellolampo ha generato non pochi dubbi sulla possibilità di conferire i rifiuti di Palermo e del suo hinterland, per il tempo necessario a trovare alternative reali. L’obiettivo infatti era quello di misurare l’effettiva capienza della "nuova" quinta vasca della discarica. Dall'accertamento è risultato che il volume della vasca, calcolato con la pendenza di abbancamento dei rifiuti prevista dall'originario progetto, e già adottata per le altre vasche del sito, garantisce appena qualche mese. Per scongiurare un'emergenza di dimensioni inimmaginabili, si punta dunque ad accrescere in deroga (il nostro sport preferito) la capacità della quinta vasca attraverso l'aumento delle pendenze. Con questo espediente la discarica potrebbe durare altri sei mesi. Come risuonano stonate, oggi, le mille dichiarazioni che si sono succedute, le accuse roventi contro i termovalorizzatori, le indignate reazioni ispirate dal più autentico spirito riformista, le conclamate illusioni della raccolta differenziata; come suonano stridule le voci e le promesse. Dopo Napoli, il Paese rischia di dovere affrontare un caso Palermo. L'ennesima perla per una società, quella siciliana, disgregata ed impotente. Non siamo allarmisti. Siamo sinceramente allarmati.

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