Berlusconi e le mosse fra Tremonti, Fini e Napolitano

Il premier rischiava di restare schiacciato nel confronto fra le parti. Ma sta giocando bene la sua partita

Anche chi non lo ama, riconosce in privato che il Cavaliere sta giocandosi bene negli ultimi giorni la partita. Come ci insegna la storia politica italiana, l'assenza di una opposizione strutturata ha sempre fatto esplodere i conflitti all'interno delle maggioranze. È quel che è accaduto nel Pdl dopo la vittoria alle elezioni regionali. L'assenza di appigli oggettivi ha enfatizzato quelli soggettivi di Fini nel suo carsico conflitto con Berlusconi, mentre le dimensioni della crisi economica e finanziaria hanno assegnato un ruolo di assoluta preminenza a Giulio Tremonti. Il presidente del Consiglio rischiava perciò di restare schiacciato tra l'estenuante palleggio con il presidente della Camera e il fatale protagonismo del ministro dell'Economia. Il terzo elemento del confronto restava il capo dello Stato, preoccupato per un verso della lacerazione prodotta dalla legge sulle intercettazioni e dall'altro dai rischi (per ora evitati) di scontro sociale in conseguenza della manovra economica.
Berlusconi si è mosso con estrema abilità su tutti i tre obiettivi. I giornali di ieri hanno titolato sulla mano tesa della maggioranza sulle intercettazioni. In realtà, la durata di 75 giorni (erano 60 nel venerato testo della Camera) è stata prolungata di sole 48 ore (rinnovabili eccezionalmente nella stessa misura) per scongiurare il caso di scuola del delitto temuto per il settantaseiesimo. Il capitolo dei servizi segreti, pur migliorato rispetto alla Camera, è stato stralciato con un accordo politico istituzionale totale. Resta qualche tensione ancora sulle intercettazioni ambientali per mettere d'accordo i 'rigoristi' che vogliono evitare la nascita (o meglio, la prosecuzione) di centrali d'ascolto indiscriminate alla ricerca di notizie di reato e i 'lassisti' che vorrebbero dei margini di manovra un po' più ampi. Ma alla fine anche qui si troverà un accordo, senza che l'impianto complessivo della legge venga stravolto. Ne sembra confermata, infatti, l'applicazione anche ai procedimenti in corso: valide tutte le intercettazioni, anche di anni, compiute finora, ma soltanto 75 giorni in più dal momento della pubblicazione delle norme sulla Gazzetta ufficiale. Il Quirinale apprezza e il presidente della Camera non ha più motivi di gravi obiezioni. Stessa cosa per la manovra: Fini non potrà scavalcare Napolitano che - a parte il capitolo cultura - ha mostrato di apprezzarla. Qui Berlusconi gioca la partita con Tremonti. I due non fanno altro che lanciarsi complimenti reciproci. In realtà, se il copyright tecnico è indiscutibilmente dell'Economia, Palazzo Chigi ne ha ripreso in pieno il controllo politico. Ha tranquillizzato Tremonti sul fatto che il Parlamento non potrà stravolgerla, ma ha assicurato i suoi che - visti i saldi definitivi - non è escluso un minor rigore per alcune categorie (dai militari ai farmacisti). Berlusconi è tentato anche da un forte discorso politico alla Camera (dove la manovra approderà dopo il Senato) diretto soprattutto a Casini , che il Cavaliere vuole coinvolgere nelle decisioni più importanti. Senza intemerate controproducenti (quella a 'Ballarò' gli è scappata), Berlusconi vuole cominciare la grande partita del triennio: liberalizzazioni (a cominciare dai vincoli per le piccole e medie imprese, rilanciata ieri da Tremonti in Corea) e grandi riforme. Napolitano non gli è ostile, Fini e Tremonti hanno fatto un passo indietro. Il fioretto ha sostituito la clava.

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