I nostri no alla manovra finanziaria

Dopo avere negato, contro l'evidenza, l'esistenza della crisi economica che da anni travolge il Paese, il governo Berlusconi ha varato nei giorni scorsi una manovra finanziaria da 25 miliardi. Il ministro Tremonti ha improvvisamente scoperto che la crisi non è di natura psicologica come ha sostenuto a lungo, offendendo gli italiani, il presidente del Consiglio. Il contenuto esatto del provvedimento correttivo dei conti pubblici era sconosciuto, fino a venerdì scorso, perfino al presidente Napolitano. È chiaro, comunque, che l'asse Bossi-Tremonti ha vinto lo scontro interno al centrodestra a danno del Sud, con il complice silenzio dei parlamentari meridionali del Popolo delle Libertà. A reagire contro il provvedimento è stato invece il Partito democratico, che farà una dura opposizione. Perfino il presidente della Regione Lombardia Formigoni ha criticato il Governo per avere ridotto i trasferimenti alle regioni mettendo a rischio il federalismo. Segni evidenti della crisi del centrodestra che in Sicilia è ormai in frantumi. Debole è stata la protesta del presidente della Regione Siciliana che, con i parlamentari MpA, sostiene il governo Berlusconi. La manovra economica blocca i pensionamenti e i rinnovi contrattuali del pubblico impiego, colpendo in modo particolare la scuola, la magistratura e le forze dell'ordine. Il patto di stabilità imposto agli enti locali provoca lo stop, nella nostra regione, alla stabilizzazione di settemila lavoratori socialmente utili e suona come un «preavviso di licenziamento» per ventiduemila lavoratori con contratto a termine. Per questo il Pd parteciperè alla manifestazione indetta dai sindacati per il prossimo giorno 4 a Palermo e avvierà altre iniziative a difesa dei lavoratori. La Sicilia avrà, a seguito della manovra, meno fondi, meno servizi, meno sviluppo e più pedaggi autostradali. Lo Stato trasferirà circa cinquecento milioni in meno alla Regione e quattrocento in meno ai comuni e alle province dell'Isola. Alla riduzione delle risorse corrisponderà necessariamente la riduzione dei servizi ai cittadini. Sono a rischio le zone franche urbane, cioè le no-tax area, previste per le imprese a Gela, Erice e Librino. Gli interventi contro l'evasione fiscale, che ammonta in Italia a centoventi miliardi, sono insufficienti e tardivi. Se il governo Berlusconi non avesse abolito le norme antievasione del governo Prodi, avrebbe recuperato parte dei venticinque miliardi che adesso vuole fare pagare ai cittadini onesti. Il Governo ha previsto la possibilità che le Regioni meridionali riducano, fino ad azzerarle, le aliquote dell'Imposta regionale attività produttive (Irap) che finanzia la sanità regionale. Riduzione d'imposta che le regioni meridionali, per mancanza di fondi, potranno permettersi in misura inferiore rispetto alle regioni del Nord. Queste, avendo presto la stessa facoltà e maggiori disponibilità finanziarie, ridurranno le imposte alle imprese che pagheranno così al Nord meno che al Sud. La manovra Bossi-Tremonti introduce quindi di fatto, una fiscalità di vantaggio per il Nord e di svantaggio per il Sud. Un brutto esempio di federalismo leghista e antimeridionale. L'intera manovra non prevede alcuna riforma, non sostiene la coesione sociale, deprime i consumi e la crescita economica. Sembrano infine scomparsi i quattro miliardi di fondi Fas che la nostra regione aspetta da anni dal governo nazionale. Era difficile, insomma, immaginare che il governo Berlusconi potesse trattare peggio la Sicilia.
* segretario regionale del Partito Democratico

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