Manovra, l'allarme dei sindaci siciliani: "Paura per i rincari"

La finanziaria non convince gli amministratori dei comuni locali: "A furia di tagliare, la nostra attività è ormai ridotta all'osso. Sviluppo bloccato"

PALERMO. Le prime conseguenze potrebbero arrivare per le tasse su acqua e rifiuti, per i diritti segreteria, per il pagamento delle concessioni per il suolo pubbliche e i contributi per le iscrizioni a scuola. I rincari sono quelli immaginati dagli amministratori della città siciliana in seguito alla manovra da 24 miliardi prevista dal governo nazionale. "A furia di tagliare, stringere la cinghia e ridurre facendo gravare ancora una volta sui Comuni parte rilevante della manovra, si sta limitando sempre più l'attività degli amministratori locali costringendoli ad essere amministratori della domenica ed impedendo ai Comuni di essere stimolo di sviluppo nei territori", dice Giacomo D'Arrigo, coordinatore nazionale di Anci Giovane e componente dell'Ufficio di presidenza dell'Associazione dei Comuni. Duro Roberto Visentin, sindaco di Siracusa e presidente dell'AnciSicilia: “Siamo allo stremo, non è più possibile far quadrare i conti e, soprattutto, dare risposte, quelle che meritano, ai cittadini. Se sarà necessario, siamo pronti anche a scendere in piazza e a fare le barricate. Il governo nazionale stringe la cinghia e a pagarne le spese sono i comuni che, già da tempo, non navigano di certo in buone acque". "Non solo - continua Visentin - anche a nome di tutti i sindaci siciliani, sostengo e approvo il 'no' secco di Sergio Chiamparino a questi tagli e a questa discutibile e oltraggiosa legge finanziaria, ma aggiungo che in Sicilia molte amministrazioni comunali sono in ginocchio già da tempo e se le sostanziali riduzioni dei fondi destinati agli enti locali diventassero realtà i sindaci non sarebbero nemmeno in grado di gestire l'ordinaria amministrazione".

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