La riserva di Capo Gallo da salvare

Due cassonetti spostati di una ventina di metri, un gazebo per le informazioni (ancora incompleto) e un muretto a secco. Queste le uniche opere compiute in questi mesi per fare della riserva di Capo Gallo, fronte Barcarello, un luogo attraente per turisti e bagnanti. Dall’altro lato, restano in piedi le promesse di un coordinamento delle attività di tutti gli enti che hanno voce in capitolo. Se ne parla da mesi, non se ne è fatto nulla. E intanto avviene che la mattina si sia accolti da un cumulo di rifiuti davanti all’ingresso, tanto che un operaio della Forestale, al passaggio dell’autocompattatore dell’Amia, è costretto a raccoglierli con la paletta, a riempirne un bidone e a rovesciarli poi nella pancia del grande camion con l’aiuto di un addetto della ex municipalizzata. Per non parlare dei cestini lasciati strapieni dagli stessi operatori Amia (e in effetti non è compito delle squadre della raccolta rifiuti svuotarli, bensì degli uomini di Amia essemme, figlioletta della casa madre).
Ma si può? Si può lasciare la cura di un luogo così bello all’iniziativa estemporanea di un forestale? Di parcheggi organizzati neppure l’ombra. Il litorale che porta alla riserva è pieno di rifiuti. C’è l’incubo dei liquami in mare e per fortuna che i sub ieri hanno completato la riparazione della condotta sottomarina. Ma senza un piano complessivo l’area marina protetta e la riserva terrestre rischiano di restare beni ambientali solo teorici. Alla faccia delle prospettive di sviluppo turistico.

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