Quei sindaci e deputati che si mescolano alla folla

La rivolta sociale è dietro l'angolo. La vertenza dei ventiduemila precari impiegati nei comuni rischia di degenerare. Ieri mattina c'è stato il primo assaggio. Un migliaio di persone (ma gli organizzatori parlano di cinquemila) hanno manifestato davanti a Palazzo d'Orleans. Qualche momento di tensione con le forze dell'ordine e il lancio di uova rappresentano l'aperitivo, in realtà molto indigesto, di quanto potrebbe accadere nei prossimi mesi se la protesta non dovesse trovare una ricomposizione.
A preoccupare non è solo il pericolo di un incendio imminente. Ancora più grave il fatto che ad alimentare il fuoco siano uomini delle istituzioni. Al corteo di ieri, infatti, hanno partecipato numerosi sindaci. Qualcuno di loro riveste anche cariche nazionali all'interno della maggioranza di centro-destra. Uno spettacolo poco confortante: esponenti politici della maggioranza che, in piazza, gridavano slogan ostili al governo e offese personali nei confronti di Tremonti e Berlusconi.
Per carità sappiamo bene come vanno queste cose. In ogni democrazia il rispetto della libertà di espressione è sacro. Tanto più in Italia dove gli oppositori, anziché essere perseguitati, vengono ricoperti d'oro. Va tutto bene quindi. Resta il fatto che ci sono sedi acconce nelle quali gli uomini delle istituzioni possono esprimere il loro dissenso. Fra queste non è contemplata la piazza insieme a qualche migliaio di estremisti.
I sindaci e i deputati, soprattutto se appartenenti alla maggioranza, non possono e non devono mescolarsi alla folla. Sono uomini dello Stato e ne dovrebbero sentire l'onere e la responsabilità. Cercare il facile consenso sfilando insieme alla protesta è scorretto. Ma soprattutto inefficace. Tanto più che proprio gli uomini delle istituzioni sono responsabili, non meno di altri, dello stato delle cose, contro il quale si protesta oggi. Il problema dei ventimila precari negli enti locali è nato proprio da qui. Nessuno che abbia fatto fino in fondo il suo dovere. Non certo i sindacati che hanno chiuso un occhio se non entrambi. Non parliamo della classe politica che ha giocato sporco comprando clientele e voti con i soldi pubblici. Non sono esenti da colpe gli stessi precari che pensavano di aver trovato il grimaldello per entrare nella pubblica amministrazione senza alcuna selezione. L'insieme di tante furbizie ha provocato il disastro attuale.
Ora è assolutamente necessario fare chiarezza. Ognuno deve fare la sua parte con trasparenza e onestà intellettuale. Per primi proprio i sindaci e i parlamentari. Soprattutto se fanno parte della maggioranza. Il loro compito è quello di contribuire alla soluzione del problema. Non diventare essi stessi un pezzo del problema.

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