Precari, una situazione esplosiva

Ora la situazione diventa veramente esplosiva. La stabilizzazione dei precari in servizio nelle amministrazioni di Comuni e Province rischia davvero di sfuggire di mano. L’Ars aveva tentato di aggirare il problema. Aveva autorizzato la sanatoria in deroga al patto di stabilità concordato fra il ministro Tremonti, i sindaci e i presidenti della provincia. È la tagliola che il Tesoro ha messo per impedire il deragliamento della finanza locale. Uno stop temporaneo in attesa del federalismo fiscale. Un calmiere che ha colpito tutti: buoni e cattivi, virtuosi e dissoluti. Nessuno può spendere oltre un certo limite: i municipi ben gestiti terranno i soldi in cassa. Gli altri smetteranno di dilapidare risorse che non possiedono.  




Per questa ragione il commissario dello stato si è opposto al voto dell'Ars. La Sicilia non può adottare provvedimenti chiaramente in antitesi con il resto del Paese. È successo l'inevitabile. I ventiduemila avventizi privi di stipendio e di prospettive si sono trasformati in folla tumultuante. Hanno posto l'assedio a Palazzo dei Normanni come non accadeva dai tempi in cui altro non era se non una fortezza araba. L'assessore Leanza ha minacciato le dimissioni. Giusto. Non si capisce, però, a chi rivolgere l'invettiva. Non al Commissario dello Stato che ha applicato la legge. Tanto meno all'Ars che ci ha già provato. Risultati modesti. Non resta che il governo nazionale. Bisognerebbe, cioè, che Tremonti consentisse ai comuni siciliani di allargare i cordoni della borsa per venire incontro alle necessità dei ventiduemila precari che affollano gli uffici. È chiaro che una richiesta del genere non ha nessuna possibilità di successo. Scoppierebbe la rivolta dei sindaci della Padania. Già hanno protestato per i soldi dati all'Amia e al Comune di Catania. Figuriamoci se dovesse arrivare la deroga al patto di stabilità per pagare lo stipendio ai precari siciliani. Da Varese alla valle del Brenta ci sarebbe la sommossa. Si unirebbero Milano e, stavolta, anche Torino vista la deriva "nordista" assunta da Sergio Chiamparino.  




Non si può proprio fare. Ammesso (e non concesso) che Tremonti volesse farlo come potrebbe aprire la cassaforte solo per la Sicilia mentre sta chiedendo nuovi sacrifici ai pensionati, al pubblico impiego e a tutti i contribuenti con l'inasprimento del redditometro? Improponibile. Tanto più che i piani di austerity ormai sono una costante in tutta Europa. Ieri la Gran Bretagna ha varato un progetto da 6,2 miliardi di sterline per risanare i conti dello Stato. La Francia ha messo mano alle pensioni. Per non parlare di Spagna, Grecia e Portogallo. Non è pensabile che solo i precari siciliani facciano eccezione. La beatitudine economica, purtroppo, non è più di questa terra. Tuttavia è chiaro che una soluzione va trovata. Nessuno può pensare di lasciare ventiduemila persone senza stipendio e senza prospettive. Una via d'uscita va trovata: senza sprechi però. E senza imposizione di nuove tasse. Solo utilizzando le risorse ricavabili all'interno dei bilanci comunali. In gran parte tagliando altre spese.




Non c'è da farsi molte illusioni. In queste condizioni potranno essere erogati assegni di pura sopravvivenza. Niente scatti di anzianità, progressioni retributive o riconoscimento di straordinari. Semplice assistenza. Tuttavia questa retribuzione, per quanto contenuta, non può essere svincolata dalla prestazione lavorativa. In momenti di difficoltà tutti devono essere chiamati a dare il loro contributo. Nel caso dei precari significa almeno tre cose: 1) gli enti devono assegnare loro una funzione, non è più possibile che la busta paga venga data a fronte del nulla; 2) è necessario che i dirigenti effettuino i controlli per accertarsi che il lavoro venga svolto; 3) serve l'accertamento sul diritto a questo particolare tipo di assistenza: basta, quindi, con i doppi lavori, le friggitorie, l'attività di elettricista e altre truffe. Non si può transigere. I sacrifici devono valere per tutti.

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