Dirigenti esterni, decideranno gli assessori

Il futuro dei nove manager è sempre più in bilico. Dopo il nulla di fatto della giunta, saranno loro stessi a dover convincere tutti della bontà dei loro titoli

PALERMO. La giunta ha deciso di non decidere. Ma il futuro dei nove dirigenti esterni è sempre più in bilico: saranno loro stessi a dover convincere i singoli assessori a cui fanno riferimento della bontà dei loro titoli e dunque dell’opportunità di confermarli in carica.  Quattro ore di riunione non sono bastate alla giunta Lombardo per scrivere la parola fine alla telenovela iniziata il 30 dicembre 2009. Il governo per la verità si è riunito non a ranghi completi: mancava, per esempio, Michele Cimino, punta di diamante delle delegazione dei miccichieani. Ma l’assessore all’Economia non era il solo assente.


Il caso riguarda Rossana Interlandi (Energia), Romeo Palma (Ufficio legale), Rino Lo Nigro (Agenzia per l’impiego), Patrizia Monterosso (Istruzione e Formazione), Nicola Vernuccio (Energia e Attività produttive), Maurizio Guizzardi (Sanità), Gian Maria Sparma (Pesca), Mario Zappia (Osservatorio epidemiologico) e Salvatore Barbagallo (Agricoltura). Tutti nominati il 30 dicembre ma mai messi sotto contratto perchè nel frattempo sulle scelte del governo sono piovuti ricorsi al Tar da parte degli interni esclusi, un’inchiesta della Corte dei conti su esposto del Pdl ufficiale e un ricorso alla Consulta da parte del governo nazionale. Ufficialmente le loro nomine non sono state revocate ma «restituite» agli assessori. Il governo ha preso atto del parere del pool di esperti - guidato dal segretario generale, Enzo Emanuele, e dal capo del Personale Giovanni Bologna - secondo cui almeno 6 su 9 (Interlandi, Lo Nigro, Monterosso, Vernuccio, Sparma e Zappia) non avrebbero tutti i requisiti in regola. In ogni caso la giunta al momento della nomina non avrebbe rispettato le prescrizioni della legge Brunetta che impone la ricerca all’interno dell’amministrazione delle professionalità prima di rivolgersi all’esterno. In questo senso tutti i nove manager sarebbero da revocare.


Contro la conferma superburocrati c’è anche un parere del costituzionalista Giovanni Pitruzzella e una serie di pronunce della giurisprudenza per casi analoghi: il principale riguarda la Lombardia. Di fronte a questo scenario la giunta ha messo la palla nelle mani dei singoli assessori. Entro una settimana al massimo dovranno attivare un contraddittorio con i dirigenti, valutarne i requisiti acquisendo con le carte originali i titoli dichiarati nei curricula e poi motivare nella prossima riunione della giunta la decisione di confermare o meno gli incarichi. Mossa che potrebbe salvare - sotto la piena responsabilità politica, contabile e amministrativa degli assessori - almeno tre dei nove dirigenti: i papabili sarebbero Palma, Guizzardi e Barbagallo che anche nella relazione di Emanuele e Bologna erano messi in posizione diversa da tutti gli altri. In ogni caso lascerà gli uffici Rino Lo Nigro che ha optato per la pensione dal 7 luglio. Gli esterni torneranno così 8, come fin dall’inizio si presumeva in base al dettato della riforma degli assessorati: fin da qui è iniziata la polemica perchè invece di 8 dirigenti esterni la giunta ne nominò 9 dovendo ricorrere a una interpretazione autentica della legge per giustificare l’uomo in più. Ora si arriva all’ultima puntata: agli assessori il compito di strappare le nomine o formalizzare i contratti.

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