Sanatoria per le "case fantasma": passaggio inevitabile

Non sarà una strada in discesa. Ma se mai condono edilizio ci sarà, anche limitato ai soli immobili fantasma, dovrà fare i conti con le competenze delle regioni per evitare i problemi del 2004. Le voci più insistenti parlano di un preventivo di 6 miliardi, che si aggiungerebbe alla sanatoria fiscale sulle case fantasma. L'ipotesi ha suscitato subito un vespaio di polemiche, anche se dal 1973 a oggi la politica delle sanatorie ha fruttato 100 miliardi all'erario (di cui 16 da quelle edilizie).
La cifra di 6 miliardi, certo, è forte. Ma, sulla scorta del precedente condono del 2003-2004, è possibile fare qualche ragionamento di fattibilità.
Già madre di tutti i condoni edilizi, quello del 1985, ha fruttato quasi 7 miliardi di oggi. E anche l'ultima sanatoria è andata ben oltre le aspettative: l'oblazione destinata allo Stato è arrivata a 5,5 miliardi, anche se ancora non esistono dati precisi su quanto hanno incassato i comuni con gli oneri concessori e le regioni con la possibilità di applicare il 10% in più.
In base ai dati di Cresme e Legambiente, in media si costruiscono 50-60mila unità immobiliari abusive ogni anno. Dato che, approfittando dello scorso condono, è più che probabile che tutti gli abusi realizzati fino al 2004 siano stati sanati, in questi ultimi sei anni le nuove costruzioni abusive non dovrebbero superare le 350mila unità. Se è preventivato un gettito di 6 miliardi, vorrebbe dire circa 17mila euro a unità, più gli oneri concessori ai comuni, altri 4-5mila. Troppi per la situazione economica di tante famiglie.
La strada del condono potrebbe invece essere un'altra: limitarsi ufficialmente (in realtà estendendosi) a sanare la fungaia delle case fantasma (in buona parte coincidenti proprio con quelle abusive). Quei 1,4 milioni di unità immobiliari non risultanti al catasto che rappresentano gli abusi stratificatisi nei decenni, quelli che non sono mai entrati nei condoni per indifferenza o ignoranza dei proprietari, e al cui interno ci sono sicuramente quelle 350mila unità costruite negli ultimi sei anni. Sono immobili la cui regolarizzazione fiscale sta già prendendo corpo ma per i quali è indispensabile, dal punto di vista del gettito, pensare a una soluzione anche sul piano urbanistico. Se infatti la casa viene messa in regola con le tasse, automaticamente il comune dovrebbe verificarla sotto il profilo della regolarità urbanistica. E a quel punto scegliere se far finta di niente, oppure accettare la concessione in sanatoria (ove possibile) oppure abbatterla. Quale proprietario vorrebbe trovarsi a pagare una sanatoria fiscale con la prospettiva dell'abbattimento dell'immobile?
Ecco che l'idea di un condono edilizio che abbracci tutte le case fantasma appare come una scelta obbligata per salvare quel gettito e aggiungerne un altro. A questo punto, anche considerando che solo i due terzi di quegli edifici in via di riemersione abbia bisogno di una spintarella legislativa per la regolarizzazione, ecco che l'oblazione si ridurrebbe drasticamente: con 5mila euro a unità immobiliare si arriva facilmente a 6 miliardi.
Si costringerebbe a uscire allo scoperto tutti quegli irriducibili che finora si sono sottratti alle sanatorie edilizie del passato. In vista della ripartenza del federalismo catastale (ormai sdoganato dalle sentenze del Consiglio di stato), ai comuni potrebbe non dispiacere vedersi consegnare una situazione finalmente in ordine.
Rimane comunque aperto il discorso della competenza delle regioni nella definizione degli illeciti sanabili e della tempistica, al centro di formidabili ostacoli al condono del 2003-2004.
Stando alle ultime voci, anche se l'ipotesi del condono edilizio venisse accantonata, ci sarebbe già un ruotino di scorta: la sanatoria degli immobili costruiti abusivamente su terreno demaniale. Darebbe molto di meno. Però, probabilmente, eviterebbe le polemiche che stanno divampando in queste ore.

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