Palermo, corte d'assise: "Gli imputati al 41 bis possono salutarsi"

Il regime carcerario duro non può impedire ai mafiosi che partecipano allo stesso processo di scambiarsi cenni. La decisione dopo un episodio che aveva come protagonisti i Lo Piccolo

PALERMO. Il 41 bis, il regime carcerario duro previsto per i mafiosi, non può impedire agli imputati che partecipano al medesimo processo di scambiarsi cenni di saluto. Lo ha stabilito la corte d'assise di Palermo che, revocando una precedente decisione, ha riattivato il collegamento video tra le carceri in cui sono detenuti i capimafia Salvatore e Sandro Lo Piccolo, padre e figlio, sospeso per qualche ora su richiesta del pm che non aveva gradito lo scambio di cenni, baci e saluti tra i due mafiosi. L'episodio è accaduto durante il processo per l'omicidio di Giampiero Tocco, sequestrato davanti alla figlia e ucciso, secondo l'accusa, dai Lo Piccolo. Il pm Francesco Del Bene aveva chiesto alla corte di impedire ai mafiosi di vedersi tramite la videoconferenza. Il legale dei due si era opposto. Dopo una lunga camera di consiglio i giudici hanno stabilito che il 41 bis non può derogare alle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale che prevedono che i coimputati possano vedersi durante le udienze. La corte, però, contestualmente al ripristino del contatto visivo ha invitato i Lo Piccolo a evitare cenni o saluti che implichino un collegamento diretto.

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