La Regione tra precariato e illusioni

Le amministrazioni pubbliche siciliane continuano a produrre precariato e illusioni. Nonostante i solenni impegni assunti ci sono altri due bandi che rischiano di creare un centinaio di futuri disoccupati. La Regione vuole reclutare novantuno persone per l'affidamento di progetti legati all'attività dell'assessorato al Lavoro. L'arruolamento è affidato a Italia Lavoro Sicilia, agenzia collegata alla Regione. Questa offerta si aggiunge alla proposta per il «consolidamento» di altre venti persone. Il fiume di richieste è travolgente. La proposta presentata da Italia Lavoro Sicilia ha già raccolto più di 4.800 domande. L'altro bando ancora duemila. In totale poco meno di settemila richieste a fronte di centoundici posti.
Il costo supera largamente il milione di euro. È abbastanza evidente che ci troviamo dinanzi ad un'altra fabbrica di illusioni. I contratti sono a termine ma è facile immaginare che i cento addetti che verranno reclutati con questo sistema ben difficilmente lasceranno le loro posizioni alla scadenza dei termini. Difficile pensare che non si possa fare diversamente. È davvero credibile che su ventimila dipendenti della Regione non ci siano cento persone che possano svolgere le attività richieste dall'assessorato al Lavoro. È ovvio che a cercar bene non dovrebbe essere difficile rintracciarli. E se non ci fossero basterebbe fare un po' di formazione. In nessun caso il costo potrà superare la soglia di un milione di euro. Nessuno però vuol farlo. Meglio pascolare piccole clientele facendo nuove assunzioni. L'assessore Leanza dice che bloccare le procedure costerebbe 2,5 milioni. Un sacco di soldi. Ma forse è meglio pagarli. Prendere i cento precari costerebbe infinitamente di più.

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