Il losco elenco di "appaltopoli"

Il 3 luglio 1992 Bettino Craxi chiese in un memorabile discorso alla Camera che si alzassero i rappresentanti dei partiti che non avevano mai ricevuto finanziamenti irregolari. Nessuno si mosse. La stessa cosa potrebbe accadere se qualcuno oggi chiedesse ai parlamentari quanti di loro hanno trovato casa (per acquistarla o in affitto) rispondendo a un annuncio sul giornale. Forse qualche mosca bianca ci sarebbe. Ma, per l'appunto, mosche bianche. La Casta - di cui ovviamente non fanno parte soltanto i politici, ma chiunque abbia una posizione di privilegio - è un club di cui parlano malissimo quelli che non riescono a entrarvi. È così dai primi insediamenti tribali dell'uomo ed è fatale che accada. Alla Casta l'opinione pubblica - intesa come la somma dei cittadini normali - non perdona ovviamente quasi nulla. Ma soprattutto non perdona facilitazioni sulla casa. Se a Claudio Scajola avessero trovato 900mila euro su un conto svizzero, la deplorazione sarebbe stata forte quanto passeggera. Ma la casa no. La casa è il sogno o almeno l'aspirazione di tutti. Sulla casa non si scherza. È qui che la Casta allargata sente sul collo il fiato della denuncia. Sicché mentre nessuno sarebbe andato a fare un sit davanti alla banca svizzera, la casa dell'ex ministro con vista Colosseo è diventata luogo di visite turistiche e di manifestazioni di protesta.
Proprio per questa ragione, dobbiamo saper distinguere il grano dal loglio (Matteo 13,24-43), non a caso sinonimo della mala pianta chiamata zizzania. La pubblicazione dei 380 nomi della 'lista Anemone' - elenco di persone, di luoghi e di uffici in cui l'impresa ha fatto nel corso degli anni lavori di diversissima natura e entità - ha provocato una caccia all'uomo di assoluta indecenza. Quando esce qualche documento che viola il segreto istruttorio, gli uffici giudiziari competenti si chiamano fuori regolarmente. Stavolta l'elenco stesso è di padre ignoto, nel senso che non se ne conosce nemmeno la genesi e le procure di Roma e di Firenze giurano di non averlo mai avuto. È infatti qualcosa che assomiglia più a un memorandum che a un elenco clienti fiscalmente improprio. È probabile che tra i 380 nomi ce ne siano alcuni che hanno avuto benefici oggettivamente ingiustificati. Ma è molto preoccupante che persone di primo piano colpevoli di abitare in una casa in cui l'impresa di Anemone ha fatto lavori regolari di piccola o grande entità vengano additati oggettivamente all'opinione pubblica come soci di una cricca di cui non conoscevano nemmeno l'esistenza. Abito a Roma da quarant'anni e non avevo mai sentito nominare Anemone. Leggo tuttavia che le referenze professionali dell'impresa sotto il profilo tecnico sono ottime. Dovrà esserci stato dunque qualcuno che gli ha affidato dei lavori (o che ha accettato il suggerimento di affidarglieli) e che li abbia pagati per quello che valevano. Scappati i buoi dalla stalla, la magistratura ha soltanto un mezzo per recuperarne almeno una parte. Fare una rapidissima indagine su tutti i nomi e verificare chi ha le carte in regola e chi no. Intanto, nessuno toglierà dalla testa della gente che chi sta in quell'elenco qualche cosa di losco debba averla combinata. E questo contribuisce ad allontanare l'Italia dal gruppo degli Stati di diritto.

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