Mafia, Dell'Utri: "No a processo mediatico"

I difensori del senatore, dopo le dichiarazioni di Massimo Ciancimino ad "Annozero", precisano che "tutte le illazioni saranno demolite, le udienze che contano sono in aula e non sui giornali e tv"

PALERMO. Quelle contestate a Marcello Dell'Utri, sia in primo che in secondo grado, sono accuse "fragili" secondo i difensori del senatore a cui il tribunale ha inflitto nove anni per concorso in associazione mafiosa. Tutte "illazioni che saranno demolite" dai legali durante le prossime udienze "interne" del processo d'appello giunto alle arringhe difensive. Sì perché, secondo i difensori (il collegio è composto da Antonino Mormino, Pietro Federico, Alessandro Sammarco e Giuseppe Di Peri), ci sono anche delle udienze "esterne": quelle che si celebrano sulla carta stampata o, più spesso, in tv. Insomma un "processo mediatico" parallelo a quello che si svolge in aula.  Un'allusione, per niente velata, alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, che anche ieri alla trasmissione di Stefano Santoro Annozero ha parlato dello stretto rapporto tra mafia, politica e servizi segreti. "Del resto, ci siamo ormai abituati - ha spiegato Mormino - Con riferimento a questo processo, prima Massimo Ciancimino ha parlato di investimenti di suo padre in Milano 2 e poi si è contraddetto affermando che Silvio Berlusconi è una vittima della mafia. Ma del resto della contraddittorietà delle sue affermazioni si è resa conto anche la corte, bocciando la sua testimonianza".   Una "sovraesposizione mediatica del processo" che, secondo Sammarco, "ne provoca un condizionamento". "La cosa più sconcertante - ha detto - è la pletora di pentiti arrivati solo dopo il '94, cioe' solo dopo che Silvio Berlusconi è sceso in campo. Inoltre, hanno cominciato a parlare solo dopo le notizie sulle indagini. Purtroppo in questo processo le presunte prove spesso si sono formate sulla stampa o in trasmissioni televisive". A fare un quadro di quello che sarà l'intervento dei difensori per scardinare l'impianto accusatorio, puntellato dal pg Antonino Gatto che ha chiesto la pena di undici anni per il senatore, è stato Mormino che ha ricordato la sentenza di primo grado. "Le conclusioni del tribunale - ha detto il legale - ci fanno vedere come già alcuni temi sono stati tralasciati per la composizione del quadro probatorio. Molte delle accuse sono state sminuite già in primo grado, mentre adesso il procuratore generale le tira nuovamente in ballo". Ma c'é di più, secondo Mormino. "Nell'imputazione originaria - ha spiegato alla Corte presieduta da Claudio dall'Acqua - non c'é traccia della funzione di garanzia di Berlusconi, svolta da Dell'Utri attraverso la mafia. La procura ha cercato di 'allargare' le accuse già ridimensionate dal tribunale".   Ma i legali cercheranno di fare saltare anche alcuni cardini della sentenza di primo grado come il pizzo per le antenne, e cioé il versamento di somme della Fininvest a Cosa Nostra nel 1986 per la 'messa a posto' per i ripetitori nel palermitano che sarebbe avvenuto grazie all'intermediazione di Dell'Utri, e l'attentato alla Standa di Catania, altro episodio in cui il senatore avrebbe fatto da tramite per fermare gli episodi intimidatori. Queste accuse sono state, secondo Mormino, "accorpate per diventare, assieme a quello della protezione a Berlusconi, il tema fondamentale del pronunciamento del tribunale per l'affermazione della partecipazione di Dell'Utri all'associazione mafiosa".  In questo quadro delineato dalla difesa Dell'Utri sarebbe, come lui stesso dice, "una povera vittima", proprio come Ciancimino, "che però - ha puntualizzato il senatore - è vittima di se stesso". Le arringhe dei difensori proseguiranno il 21 e il 28 maggio. La sentenza è attesa per il 18 giugno.

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